#ArnesiDaSuono 6 – Bandura: voce e anima dell’Ucraina

di Marta Cutugno

Il (o la) Bandura è uno strumento classificato come cordofono composto a pizzico, con corde parallele alla cassa armonica suonate con il plettro. Appartenente alla tradizione popolare dell’Europa orientale e dalle antiche origini, ha una struttura dal corpo ovale con il dorso a vòlta, fondo piatto e manico corto. Il precursore del Bandura – che può essere chiamato anche bandola, fandora, mandura – risponde al nome di “Kobza“, uno strumento molto più piccolo e con ridotto numero di corde suonato dai cosacchi ucraini per accompagnare i “duma“, canti patriottici che raccontavano le loro gesta eroiche. Nel 1873, durante la III Conferenza Archeologica di Kiev, venne ospitato un suonatore di Kobza/Bandura: Ostap Versai eseguì, in quella occasione e per la prima volta, quei canti – poi ribattezzati “dumky” – dinanzi a studenti e compositori occidentali.

Nel XX secolo il Bandura subì notevoli trasformazioni che ne innovarono struttura e tecnica strumentale, con un numero considerevole di corde in più e nuova accordatura cromatica invece che diatonica: vennero istituiti corsi nei conservatori e specializzati compositori banduristi si dedicarono alla stesura di un repertorio specifico e apposito. Nello stesso periodo crebbe smisuratamente, e su più fronti, l’orgoglio patriottico nazionalista ucraino molto presto soffocato e represso dal governo sovietico che operò persecuzioni, arresti ed esilii forzati al fine di distruggerne storia, arte e cultura. I banduristi sfuggiti ai sovietici si trasferirono negli States e in Canada dove, da uomini liberi, riuscirono a far sopravvivere la loro arte. Oggi, il Bandura è ancora in uso nelle formazioni strumentali tradizionali e nelle orchestre a plettro, ed in tre principali modelli: Bandura Classico (20 corde accordate diatonicamente); Kharkiv Bandura (da 34 a 65 corde con la possibilità di accordatura sia diatonica che cromatica); Kiev Bandura (da 55 a 65 corde accordate cromaticamente). Le sue sonorità gentili e delicate suggeriscono un garbato senso empatico e si avvicinano a quelle dell’arpa e del liuto. Un suono intimo che, evanescente, trascende se stesso ed evoca, narra di una tradizione, di un paese, di un popolo: e si fa voce, voce dell’Ucraina.

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