#ArnesiDaSuono 1 – Theremin: melodia scolpita nell’etere

di Marta Cutugno

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Sfiorare l’aria, accarezzare lo spazio, plasmare l’invisibile e nello stupore produrre suono: non è miracolo, non è fantascienza ma ciò che appare al sensibile occhio che osserva un suonatore di Theremin. Lo strumento – detto anche eterofono – fu ideato nel 1920 da Lev Sergeevič Termen, meglio conosciuto come Léon Theremin. È formato da una base definita “chassis” che contiene la struttura elettronica e il suono viene generato allontanando e avvicinando le mani a due antenne: l’antenna superiore, posta verticalmente, permette di controllare l’altezza del suono, mentre l’antenna laterale, posta orizzontalmente, ne modula l’intensità. Il particolarissimo e ricercato timbro varia, in relazione al modello, richiamando sonorità che vanno da quelle degli archi alla vocalità umana. Il fisico russo – che era anche violoncellista – durante alcuni esperimenti con amplificatori a valvole, si accorse che il fischio generato cambiava frequenza spostando le mani rispetto a quei dispositivi: da qui l’idea di costruire un vero e proprio strumento musicale fondato sul principio fisico del battimento di due onde: due oscillatori elettronici producono due onde di uguale frequenza non udibili che, in stato di quiete, non  emettono alcun suono; il movimento delle mani, pur senza toccare nulla – infatti si tratta del primo strumento elettronico della storia che non prevede contatto diretto con l’esecutore – produce una variazione della frequenza, uno slittamento che genera una terza onda elettrica che è pari alla differenza di frequenza delle due onde di partenza: il principio del terzo suono. Léon Theremin si fece promotore di una vera e propria campagna di diffusione, promozione e dimostrazione pratica del suo strumento.

imageClara Rockmore, violinista russa, fu la più conosciuta ed apprezzata virtuosa al Theremin: costretta ad abbandonare il suo primo strumento a causa di seri problemi alle ossa dovuti alla malnutrizione, dedicò totalmente le sue energie al perfezionamento della pratica eterofonica studiando e collaborando direttamente con Léon e sviluppando una personalissima tecnica basata sull’accurato e preciso movimento delle dita e delle mani, raggiungendo livelli di estrema precisione nell’esecuzione di rapidi e difficoltosi passaggi. Il suo contributo – spesso si parlò addirittura di “Claramin” – elevò il Theremin – che venne impiegato per effetti speciali anche in colonne sonore di film (Whale, Hitchcock, Wise) e non solo – a strumento in grado di affrontare anche il repertorio classico.

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