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FRANCO BUFFONIFranco Buffoni

Franco Buffoni
PETTORINE ARANCIONI E ALTRE POESIE

12,00€

Franco Buffoni

Pettorine Arancioni e altre poesie

ISBN 978-88-99722-01-2

€12,00 – spese di spedizione in Italia incluse

© 2016 Carteggi Letterari | le edizioni

Resp. Edizioni:
Natàlia Castaldi
Via Consolare Pompea 1871 | 98165 Messina | leedizioni@carteggiletterari.it

Immagine di copertina:
Francesco Balsamo del giro-vita-petto (Disegno a matita e inchiostro su carta)

Postfazione:
Gianluca D’Andrea

***

PER ORDINI E SCONTI LIBRERIE SCRIVERE A: leedizioni@carteggiletterari.it

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Descrizione prodotto

Franco Buffoni

Pettorine Arancioni e altre poesie

ISBN 978-88-99722-01-2

€12,00 – spese di spedizione in Italia incluse

© 2016 Carteggi Letterari | le edizioni

Resp. Edizioni:
Natàlia Castaldi
Via Consolare Pompea 1871 | 98165 Messina | leedizioni@carteggiletterari.it

Immagine di copertina:
Francesco Balsamo del giro-vita-petto (Disegno a matita e inchiostro su carta)

Postfazione:
Gianluca D’Andrea

***

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“Anteprima editoriale – Franco Buffoni, Pettorine arancioni e altre poesie” di Diego Conticello 

Questa plaquette di Franco Buffoni, Pettorine arancioni e altre poesie, è la seconda uscita di Carteggi Letterari – Le Edizioni per la collana Contemporanea. Questi dieci inediti sono ancora una volta impreziositi da sette tavole a matita e inchiostro su carta di Francesco Balsamo nonché dalla postfazione di Gianluca D’Andrea.

La poesia di Franco Buffoni non ha bisogno di alcuna presentazione. Già premio Viareggio nel 2015 per Jucci, Buffoni ha all’attivo numerose pubblicazioni che spaziano dalla poesia alla narrativa, dai racconti alla saggistica, dai pamphlet alle notevoli traduzioni da autori di diversissima estrazione e provenienza e, non ultimo, da un testo teatrale dalla trama composita e sfaccettata di sicura efficacia scenica in preparazione.

In questi testi possiamo assistere, come scrive Gianluca D’Andrea nella postfazione al libriccino, «a un abbraccio etico delle vicende della storia nei loro quasi trascurabili – eppure quanto aberranti – barbagli. Così la nostra “compatibilità” col mondo è scossa da un quotidiano individuale e collettivo, più che dall’evento emergente, dall’eventualità che esso possa accadere. Il soggetto ha il dovere di monitorare il presente (moralità “territoriale” solo per estrazione, perché il trasferimento, biografico e psicologico, è avvenuto da tempo)».

Due sono essenzialmente le chiavi con cui leggere questi dieci brevi ma intensi componimenti: l’ironia e la pietas. La prima riesce egregiamente a smascherare il narcisismo e la “volontà di presenza” insite nelle superficiali pose pseudo-civili della società contemporanea (non slancio “benefico” e realmente “altruista” ma piuttosto riflesso/self/selfie di un esser-ci autoreferenziale moltiplicato per innumerevoli “io” rappresentati dalla metafora alienante delle “pettorine arancioni”) e, nel suo rovescio di accorata amarezza, denunciare le aberrazioni a partire da meri fatti di cronaca che diventano anti-exempla di un flusso della storia che continua a scorrere inesorabile senza nulla insegnare all’uomo contemporaneo. La pietas appare invece sottesa eppure lampante ad ogni verso e, con tutta probabilità, rappresenta la conseguenza allegorica di un gioco a carte scoperte dell’autore nel tentativo di liberazione e smarcamento dalle pastoie (leggasi convenzioni come barricate) poste a pseudo argine come imposizione vetero-pseudo-valoriale ancora tristemente attuale benché superata.

Maratonina dell’ultimo dell’anno 2015

In questa Roma dalle porte

Sante disertate, la mattina del ’31

A Villa Borghese erano in migliaia

A correre appaiati

In pettorina arancione.

E come l’Innominato all’alba

Mi sono interrogato

Su quale forza spingesse così tanti

A convenire nello stesso luogo,

Non richiamati da alcuno scampanìo,

Forse da un twit.

Non ho saputo e non so darmi risposta

Perché la fede qui non c’entra.

O forse sì: quella di Narciso

Riflesso nel laghetto

Moltiplicato per mille narcisismi

Non del volto, ma del giro-vita-petto.

Anche la lingua in questi versi così essenziali, scabri e al contempo fermi e risoluti sembra incarnare insieme due anime, quella “lombarda” delle origini dell’autore: chiara, “illuministica”, concisa e aperta nel suo andamento lineare ma più incisiva nei risultati e quella “romana” (luogo di adozione dell’autore) più “espressionista”, dalla sintassi mossa e vibrante, nonché dai toni di pronunciato pathos. Ecco un raffronto fra le due “forme”:

Silvano il pasticcere

Silvano il pasticcere sedicenne

E Guido diciottenne tornitore

Profittavano a Vizzola Ticino

Delle pause-pranzo per vedersi.

Guido passava con la sua Yamaha

E insieme scendevano sul greto

A mangiarsi il panino dei baci.

Per niente strano l’incidente di ritorno

Per via dell’improvvisa

Retromarcia di un camion.

La foto sulla Prealpina

Mostra due mani di vaniglia

Ancora avvinte alla tuta

Sbiadita su un fianco.

Roma, inverno 2012

Se n’è andato nel Tevere Marietto

In una notte di Roma con la neve,

Lanciato da suo padre per dispetto

A mamma.

Se tre fossero i mesi di Marietto

O quattro, soffrirei meno. Sedici: no,

A un anno e mezzo un bambino cosciente

Non puoi strapparlo di notte a una donna

Portarlo al fiume in gennaio mentre scalcia

Gridargli in faccia le parole.

Gli avrà mosso i braccini l’acqua gelida

Per qualche istante il pianto con l’acqua mischiandogli

Mentre un ramo più duro un numero

Sul polso gli raschiava.

Nella seconda tranche di testi il dolore diventa da storico a naturale ed universale – alla maniera leopardiana – ampliando gli orizzonti del dissenso e, nel contempo, ‘abissalizzando’ l’efficacia di un messaggio che tende a trascorrere da smascheramento sociale e civile ad auto-esortativo/auto-esorcizzante alla maniera del Münchausen zanzottiano.

Si parva licet

Leopardi scriveva che in un intero anno

Solo pochi giorni hanno un clima sopportabile,

Lucrezio invitava ad osservare

Le serpi nei deserti

E le distese dei ghiacci

Per concludere che no, il mondo

Non era stato pensato per noi.

Ed io – ora che il vento, smessa

La sua aria da alto dei cieli,

Precipitatosi giù mi sospinge

E irridendo alle mie gambe lente

Sbeffeggia malamente la trachea

Poco protetta dal bavero rialzato,

Ruvidamente sparandomi all’orecchio

Destro il suo “Su, su avanti

Nell’alto dei cieli, marsch” –

Si parva licet do loro ragione.

Il cuore della ricerca buffoniana passa tuttavia sempre e comunque per il “genere” della traduzione, da anni ormai consolidato universo in continua e costante espansione – soprattutto attraverso l’archivio impresindibile di Testo a fronte – e passaggio obbligato per comprendere anche la poetica dell’autore, la quale ruota sempre attorno al perno della poesia come tentativo di comprensione del mondo e interpretazione del cambiamento, di uno stato di “difformità” (avvertito prima di tutto interiormente dall’autore ma, per riflesso, allargabile anche alle aberrazioni di una presunta società civile che rischiano ormai troppo spesso di condurre a “dislocazioni a doppio annullamento” – della coscienza personale e della civiltà stessa («E da lì guardo Roma, la mia casa/ Disabitata/ E me/ Che non so farmi compagnia.»).

Anteprima editoriale – Franco Buffoni, Pettorine arancioni e altre poesie

 

 

“Carteggi letterari: la poesia come visione del mondo” di Matteo Bianchi, giugno 2016, La Balena Bianca 

Venerdì 10 giugno alle ore 18,00, presso la Libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo, i poeti Gianluca D’Andrea e Diego Conticello presenteranno la casa editrice Carteggi Letterari e la raccolta “Pettorine arancioni e altre poesie” insieme all’autore Franco Buffoni. L’evento dà la possibilità a La Balena Bianca di parlare di questa nuova realtà editoriale, dei suoi progetti e degli autori fino ad ora pubblicati.

La poesia è l’occhio irrazionale più lucido inventato dall’uomo, strumento ossimorico per antonomasia con la capacità di squarciare il velo di opacità creato dalla realtà, che ogni giorno di più tenta di nascondersi per non essere afferrata.
Con il suo linguaggio, a volte impenetrabile altre dichiaratamente intelligibile, racconta la cosa più semplice e contorta che esista: l’essere umano. La poesia non è mai statica, ma sempre in movimento, come i bambini che hanno cominciato a prendere confidenza con il proprio corpo e corrono in giro senza sosta. Riprendendo Paul Celan, la poesia ha un’inclinazione creaturale verso il mondo.
La casa editrice Carteggi Letterari è un progetto coraggioso e prezioso, che ha già avviato le collane romanzo, con La strega bianca di Francesca Diano, quaderni di traduzione, che ha esordito con un testo di Pablo Lòpez-Carballo La precisione dell’indifferenza e poesia, la collana più ricca che ha già tre raccolte al suo attivo, quella di Fabio Pusterla, Franco Buffoni e Carmine Vitale, oltre ad altre già in cantiere, basti qui fare riferimento a Gianluca D’Andrea e Valerio Magrelli.
Il progetto è stato condotto dalla sua direttrice editoriale, la poetessa Nàtalia Castaldi, presidente dell’Associazione Carteggi Letterari e fondatrice della rivista on line Carteggi Letterari critica e dintorni, e dal direttore responsabile il giornalista Marco Oliveri che cura anche il sito (www.carteggiletterari.it).
Ma penso che una buona stella li guidi lungo questo cammino: Josif Brodskij e il suo discorso pronunciato a Stoccolma in occasione del conferimento del Premio Nobel 1987 per la letteratura. In particolare alcune frasi dette dal poeta, come quando afferma che l’estetica è la madre dell’etica, spiegando che quanto più ricca è l’esperienza estetica di un individuo, tanto più netta sarà la sua scelta morale e tanto più libero sarà lui stesso. La letteratura, in particolare la poesia, è un formidabile acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell’universo.
Il contesto ha sicuramente aiutato la fondazione di questa casa editrice: Messina che si affaccia sul mare, su queste colonne d’Ercole che dividono l’isola dalla penisola, è un punto di osservazione privilegiato sul nostro malandato paese, e nello stesso tempo protagonista del fenomeno principale della storia del XXI secolo: la migrazione con la sua tragicità ma anche speranza in un futuro migliore. La Sicilia, in questo caso rappresentata da Messina dove perse la vita durante il terremoto del 1908 tutta la famiglia di Gaetano Salvemini, anche per questo motivo ancorata ad un pezzo fondamentale della nostra storia, è un vero e proprio avamposto, una linea d’ombra da dove cominciare a guardare o dove finisce il lavoro dello sguardo. Lo stesso nome della casa editrice Carteggi dà una connotazione marittima, ma questi carteggi sono particolari perché sono mappe che fuoriescono da rotte stabilite, che segnano vie percorribili attraverso le quali sia possibile interpretare e navigare la contemporaneità. Le raccolte di poesie pubblicate e che verranno pubblicate sono da considerare carte con cui orientarsi, seguendo i punti cardinali di un presente mai stato così sfuggevole.
L’ossimoro è presente fin dalle prime due pubblicazioni della casa editrice: l’intimista Fabio Pusterla e il più teatrale e ancorato alla quotidianità Franco Buffoni. Due modi diversi di raccontare la nostra contemporaneità, ma che insieme reggono, anzi di volta in volta si passano il testimone, sembrano come dialogare tra loro.
FRANCO-BUFFONIPettorine arancioni e altre poesie è una meditazione sulla solitudine dell’uomo ed è un’affascinante riflessione sul tempo storico, dove, grazie alla parola poetica, passato e presente sono racchiusi in un unico flusso, che è in sostanza il flusso di coscienza del poeta stesso, vero deus ex-machina.
Si prenda la prima poesia della raccolta Maratonina dell’ultimo dell’anno 2015: cosa ci fanno migliaia di persone in pettorina arancione a Villa Borghese? Credono di far parte di una comunità, speranza più che vana, in realtà assomigliano all’uomo della folla di Edgar Allan Poe. Sono atomi solitari legati solo da un forte narcisismo che niente ha a che vedere con la solidarietà che dovrebbe caratterizzare le vere comunità. In questa poesia Buffoni, con una lingua poetica piena che attinge direttamente dalla realtà quotidiana, spiega il crollo dell’ideale individualistico della odierna società dei consumi. Con tale tipo di società si credeva che tutti sarebbero stati più liberi, in realtà sono stati intrappolati in gabbie dorate che li hanno talmente isolati da non poter dialogare con nessuno, se non rischiando di non essere compresi. Tutto quello che rimane è una disperazione cosmica, che si può esprimere solo con gesti eclatanti e fini a se stessi. Questo ci dice la poesia Roma, Inverno 2012, nata da una notizia dell’Ansa secondo la quale un uomo, dopo aver litigato per l’ennesima volta con la ex-moglie, aveva lanciato il loro bambino da ponte Mazzini. In questa poesia viene fuori tutta la commovente pietas virgiliana di Buffoni che, facendo del passato eternità del presente, fa riferimento con due versi, “mentre un ramo più duro un numero/Sul polso gli raschiava”, alla tragedia della Shoah, dove milioni di bambini sono morti nei forni crematori.
In questo sovrapporsi di tempi storici, Buffoni sta dicendo al lettore che in realtà la Storia non ha insegnato nulla, siamo ancora avvolti da una barbarie che ci rende asettici. Sono ancora i bambini morti, tema caro a Thomas Stearn Eliot, i protagonisti della poesia L’autobus dei bambini morti. In questo caso Buffoni ricorda la poetessa nata a Breslavia ma ormai da molti anni cittadina romana Christine Koschel, che nel ’45 ha visto un autobus di bambini morti durante l’avanzata sovietica. Quello che colpisce il lettore è ancora una volta la solitudine totale di questi bambini, “abbandonati in una fuga dal nulla al nulla”. In Si parva licet, citando Leopardi, Buffoni ammette che il male della Storia non è paragonabile a quello della Natura: in fondo “il mondo/Non era stato pensato per noi”. Il poeta, come un profeta d’Israele, si aggira lungo il filo che lega passato e presente; quello che vede sono solo deserti e rovine. Ma in fondo un filo di speranza ci è dato dall’immagine di due giovani innamorati nella poesia Silvano il pasticcere, che nonostante il tema della morte ancora ben presente danno adito ad un desiderio di fiducia:

Silvano il pasticcere sedicenne
E Guido diciottenne tornitore
Profittavano a Vizzola Ticino
Delle pause-pranzo per vedersi.
Guido passava con la sua Yamaha
E insieme scendevano sul greto
A mangiarsi il panino dei baci.
Per niente strano l’incidente di ritorno
Per via dell’improvvisa
Retromarcia di un camion.
La foto sulla Prealpina
Mostra due mani di vaniglia
Ancora avvinte alla tuta
Sbiadita su un fianco

Tutte le poesie sono sostenute dai disegni di Francesco Balsamo, artista catanese che si muove nell’ambito di una creatività composita, dove si intrecciano appunto il disegno, la pittura e la scrittura in versi. I disegni creati per le due raccolte poetiche sono splendidi nella loro umiltà. Sì perché Balsamo con un tocco lieve e dimesso entra in punta di piedi, lascia spazio e valore in primis alla parola scritta, vuole che il lettore si avvicini con prudenza all’immagine, che con il suo bianco e nero segue il flusso delle poesie.

http://www.labalenabianca.com/2016/06/08/carteggi-letterari-la-poesia-come-visione-del-mondo/

Gian Ruggero Manzoni su “Pettorine arancioni e altre poesie” di Franco Buffoni

www.francobuffoni.it 

Pettorine arancioni e altre poesie di Franco Buffoni (Ed. Carteggi Letterari 2016) con disegni di Francesco Balsamo. Franco Buffoni non ha bisogno di presentazioni, essendo una delle voci più conosciute della poesia italiana contemporanea. Pregevole è il come egli abbia abbracciato il progetto di Carteggi Letterari, piccole edizioni di Messina di indubbio spessore qualitativo, che inoltre hanno dalla loro una grafica stupendamente classica, seppure rivista in accezione elegantemente contemporanea, e una direttrice editoriale di tutto rispetto, la poeta Natalia Natàlia Castaldi. Indubbiamente è stato il valore dimostrato dalle stesse a far sì che Buffoni ci abbia deliziato con 10 sue composizioni inedite, di respiro e di intensa partecipazione, nonché la presenza in redazione di giovani poeti valenti, quali Gianluca d’Gianluca D’Andrea e Diego Conticello, che appunto seguono la collana di Poesia. Tramite le sue liriche Franco ci accompagna nella realtà dei nostri tempi, non senza risparmiarsi nell’indicarla come spesso vuota, solipsistica, in cui l’individuo sempre più perde contatto col sociale, vittima della mancanza di idealità e quindi di identità e di sacro. Oserei “leopardiana” la riflessione cosmica sull’Essere, soprattutto quando Buffoni fa riferimenti a eventi del passato rapportati all’oggi … un Essere ormai fedele unicamente al proprio narcisismo e sempre alla ricerca di riflettori e gesti eclatanti. Forse che la Storia continui a non essere maestra di vita ? Certamente, e ciò lo si evince tutti i giorni sfogliando le pagine dei giornali o accendendo la TV.

http://www.francobuffoni.it/files/pdf/manzoni_facebook_pettorine.pdf

 

Franco Buffoni intervistato da Tremedia 

 

“Il panino dei baci”, l’amore e gli oggetti di Franco Buffoni

di Davide Di Poce per gaypost.it

È di qualche mese fa la pubblicazione di Pettorine arancioni e altre poesie (Carteggi letterari editore), una preziosa plaquette di Franco Buffoni, composta di versi inediti e dei disegni di Francesco Balsamo. Questa raccolta mostra la solitudine dell’uomo contemporaneo, che è una parte anonima della massa e, al tempo stesso, un animale profondamente narcisista. Su un paesaggio alienato, dove dei rapporti umani non restano che frammenti, pezzi scomposti, rovine, emerge un mondo quotidiano fatto di gesti apparentemente inutili, ma che anche solo per un istante sembra resistere alla macchina schiacciante della Storia, con le sue semplici illusioni, con le sue «piccole cose».

Fin dal titolo, Pettorine arancioni e altre poesie, capiamo quale centralità abbiano, nel mondo poetico di Buffoni, gli oggetti e le «piccole cose». Pensiamo alla «Yamaha» della poesia intitolata Silvano il pasticcere con cui Guido, «diciottenne tornitore» passava a prendere «Silvano il pasticcere sedicenne», approfittando della pausa-pranzo; pensiamo al «panino dei baci», che Guido e Silvano consumavano, di nascosto, «sul greto» del fiume Ticino; pensiamo al «camion» che, sulla strada di ritorno, investe Guido, lasciando di lui solo «una foto», sulla quale sono incise delle «mani», «mani di vaniglia» – quelle di Silvano – strette sulla sua «tuta», «sbiadita su un fianco» per usura forse e per il segno bianco della vaniglia.

Ma l’attenzione per le piccole cose, che rivelano nella loro semplicità una eloquenza insospettata, caratterizza gli scenari che Buffoni evoca anche nelle sue numerose raccolte precedenti. Pensiamo a quella del 2015, Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli), ampia meditazione sul rapporto con padre e madre, nella quale si insinua lo spettro del martirio che avrebbe potuto subire il poeta per via della sua omosessualità, proprio come accadde ad Alan Turing, matematico morto suicida dopo la castrazione chimica, cui fu costretto per il suo orientamento sessuale.

In questa poesia-racconto (c’è come una trama che collega ogni componimento) ritroviamo oggetti, gesti, piccole cose associate alla figura paterna, come ha scritto Cecilia Bello Minciacchi: «la bottega del barbiere di domenica mattina», «il nodo alla cravatta», il «triangolo bianco del colletto»; e poi le «borse a fiori» della mamma, la sua «corona del rosario». Ma ancora più dirompenti sono questi versi, sempre tratti da Avrei fatto la fine di Turing, che associano l’amore, ancora una volta, a degli oggetti, aprendo uno squarcio su interno domestico: «L’amore è un lavoro, o forse un lavorìo / Di piatti di bicchieri di ferri da stiro / Ancora in garanzia»; e poi come se uno di quei bicchieri si rompesse improvvisamente, il poeta conclude accostando l’amore a «un taglio al dito che non si rimargina».

In tutta la produzione di Buffoni ritroviamo questo «taglio al dito», una passione così incisiva, che non si può rimarginare, che è capace di rivoluzionare nel bene e nel male (vedi Turing o i tanti casi di cronaca nera) la vita di una persona: Il profilo della rosa (2000), Noi e loro (2008), Roma (2009), solo per citare alcune delle sue opere poetiche più famose, tralasciando i saggi, i racconti, i romanzi, le traduzioni. La rappresentazione dell’amore di Guido e Silvano, che è sempre stato cantato come una passione abnorme, misteriosa, sconvolgente è strettamente legato alla scelta di Buffoni di mostrare le piccole cose, i gesti minimi e di adottare uno stile semplice, illuminante.

Pensiamo alle due figure di ragazzi ritratti in Noi e loro, che il poeta vede seduti a Campo de’Fori a ristorarsi, dopo la parata del Gay Pride: «giovani puliti timidi e raggianti / dritti sulle sedie col menù»; «Lessi – continua il poeta – una dignità in quel gesto educato / Al cameriere, un felicità / Di esserci»: «decisi che li avrei pensati sempre / Così dritti sulle sedie col menù». Pensiamo anche alla coppia di anziane signore, anche loro di ritorno dal Gay Pride: «“E il caffè dove lo prendiamo?” / Chiede quella più debole, più anziana / Stanca di camminare. Alla casa del cinema, / Là dietro piazza di Siena. (…) Si erano scambiate un’effusione / Un abbraccio stretto, un bacio sulle labbra, / Parlavano in francese, una da italiana / “Mon amour” le diceva, che felicità / di nuovo insieme qui».

Buffoni intende mostrare di quell’amore tutta la normalità, che ancora oggi gli viene negata o perlomeno, quella porzione di ordinarietà, quasi di quotidianità grigia, che appartiene a qualsiasi sentimento erotico, di qualunque orientamento sia: tanto intenso e vertiginoso, peccaminoso quanto ordinario, abitudinario, fatto di piatti da lavare, sigarette da comprare… oggetti.

«Il panino dei baci », l’amore e gli oggetti di Franco Buffoni

Scheda

Collana

Contemporanea

Titolo

PETTORINE ARANCIONI E ALTRE POESIE

Autore

Franco Buffoni

Edizione

Carteggi Letterari - le edizioni; prima edizione aprile 2016

Anno

2016

Categoria

poesia contemporanea

Note (critica/riassunto)

Postfazione a cura di Gianluca D'Andrea - Disegni di Francesco Balsamo

Prezzo

12

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