“Affabulazione” di PPP – intervista a Giovanni Gionni Boncoddo #intervisteprimadellaprima

di Marta Cutugno

Messina. In unico spettacolo pomeridiano, domenica 14 aprile alle 18:30, presso il Teatro Savio, andrà in scena “Affabulazione” di Pier Paolo Pasolini, adattamento e messinscena di Giovanni Gionni Boncoddo. Sul palcoscenico del Savio in via Peculio Frumentario, per la stagione “Aria nuova in Me” curata da Davide Liotta, ci saranno Enzo Cambria (padre), Daniela Conti (madre/negromante), Martina Costa (prologo), Gabriele Crisafulli (epilogo), Peppe Galletta (Sofocle), Davide Marchese (commissario), Costanza Sibilla (ragazza), Luca Stella (figlio) e Damiano Venuto (prete) con la partecipazione straordinaria di Tony Canto.

Durante i giorni di preparazione alla messinscena dello spettacolo, che a giugno scorso è stato titolo del cartellone alla Sala Laudamo per Laudamo Show Off, Carteggi Letterari ha avuto la possibilità di assistere ad alcune ore di prova e di incontrare l’attore e regista Gionni Boncoddo per una breve intervista #primadellaprima.

“Ogni replica deve essere sempre diversa dall’altra, tenendo conto soltanto dei presupposti dati”
È proprio in quest’ottica che Gionni Boncoddo conduce le prove dello spettacolo, muovendo nei suoi attori la curiosità e la voglia di mettersi completamente a nudo senza artificio, lontano da coordinate assolute nella recitazione, partendo sempre da quei “presupposti dati”. Le richieste al cast sono essenziali ma chiarissime: si punta ad una struttura asciutta, scarnificata da gesti di troppo, che sprigioni la forza della parola, funzionale al “teatro della parola”.

Così Giovanni Gionni Boncoddo introduce “Affabulazione”:

G.B: Ho scelto di mettere in scena “Affabulazione” perché per me era necessario farlo. È la storia di un genitore, del rapporto padri-figli, del rapporto con i nostri figli e con la generazione giovane che vive adesso. È uno spettacolo che lo scorso anno è stato già rappresentato alla Sala Laudamo e con buon riscontro.

Uno sguardo alle motivazioni che sostengono la messinscena di “Affabulazione” ed al cast impegnato.

G.B: “Affabulazione” nasce principalmente da un’esigenza civile ed invito tutti a venire al Teatro Savio domenica 14 aprile, mi piacerebbe che fossero in tanti a vedere questo spettacolo che non è stato messo in scena di frequente. Lo hanno fatto Gassman e Ronconi. È un testo non realizzato quanto dovrebbe ma fortemente necessario, racconta di contrasti sociali e politici che, ancora oggi, nessuno vuole affrontare. Il cast è principalmente composto da giovani attori, con loro sto lavorando molto bene ed a loro tento di regalare un po’ della mia esperienza con l’intenzione di trasmettere cosa sia il teatro e come dovrebbe essere veramente fatto. Con i miei attori si è instaurato un rapporto totalmente filiale, di grande affetto. Per “Affabulazione” a Messina, credo si possa parlare finalmente di un tipo di teatro diverso dalle solite marchette.

Com’era e com’è il suo rapporto con Pier Paolo Pasolini intellettuale e con la poetica pasoliniana?

G.B: Io amo Pier Paolo Pasolini, da sempre. L’ho sempre seguito ed ho imparato moltissimo da lui. Ricordo che avevo quattordici anni quando mio padre mi disse “Hanno ammazzato Pasolini”, mi sono chiesto subito perché e da allora non l’ho mai più abbandonato, ho approfondito e dire di aver letto tutto di lui mi sembra superfluo. Pasolini è fondamentale, lo era cinquant’anni fa e continua ad esserlo oggi, ancora di più. Era ed è un intellettuale vero, che manca, soprattutto in questo momento storico. Mi riconosco totalmente nel pensiero pasoliniano, nel concetto di abbaglio da progresso inutile e mi rendo conto che sarebbe opportuno e molto più interessante riavvicinarsi ad un mondo più umile. Pasolini va letto e studiato. Andrebbe previsto corposamente nei programmi scolastici perché ci mette davanti alla verità rispetto a molte cose che tendiamo a nascondere, ancora oggi, e credo che sia morto proprio per questo.

Boncoddo, se dovesse dedicare una breve riflessione al teatro in Italia, in generale …

G.B: Il teatro in Italia non esiste. È fatto male tranne che in pochi, pochissimi casi. I soldi destinati al teatro sono spesi male, non si mettono più in piedi strutture teatrali, non c’è più quella disciplina teatrale necessaria, non esiste più la poetica teatrale. Il teatro è finito con la morte di Leo de Berardinis. Punto. Rimangono Santagata, Morganti … e basta.

Quindi se non esiste il teatro non esiste nemmeno la critica del teatro …

G.B: Perché? esiste la critica teatrale in Italia? Esiste gente che capisca realmente il teatro e di teatro in Italia?

AFFABULAZIONE

di Pier Paolo Pasolini, adattamento e messinscena di Giovanni Gionni Boncoddo

con Enzo Cambria, Daniela Conti, Martina Costa, Gabriele Crisafulli, Peppe Galletta, Davide Marchese, Costanza Sibilla, Luca Stella e Damiano Venuto con la partecipazione straordinaria di Tony Canto.

in scena domenica 14 aprile alle ore 18:30, Teatro Savio, Messina

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FotoInScena di Giuseppe Contarini

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