Clan Off: La proiezione del pericolo in “Legittima difesa” di Laura Giacobbe – regia di Roberto Zorn Bonaventura

di Marta Cutugno 

Messina. Come fa la ragione ad elaborare la proiezione di un pericolo e ad individuarne le strategie per difendersi? Ce lo racconta Laura Giacobbe in “Legittima difesa” che, in prima nazionale assoluta, ha aperto la stagione teatrale “#r-esistenze” diretta da Mauro Failla e Giovani Maria Currò al Clan Off di via Trento. L’idea-soggetto dello spettacolo – una produzione di Maurizio Puglisi per Nutrimenti Terrestri Compagnia Teatrale col sostegno del MiBACT e di SIAE – risale a tempi lontani dal delirio odierno, quando ancora l’argomento non si trovava al centro di cocenti dibattiti e proposte di legge. E la coincidenza ha voluto che la prima nazionale andasse in scena proprio pochi giorni dopo il passaggio al Senato di un testo che, di fatto, sancisce che “chi compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere (…) agisce sempre in stato di legittima difesa”. 

Il testo di Laura Giacobbe si pone oltre ogni possibile presa di posizione rispetto alla scottante tematica di attualità. L’autrice scandaglia la questione senza mai trasferirla in atto: quella proiezione è abilmente cucita in fodera e con una tale sottile ironia da non aprirsi mai apertamente allo sguardo dello spettatore, sganciandolo così da ogni eventuale costruzione di pensiero ed offrendogli la libertà della riflessione. È un testo compatto, dinamico e proporzionato che nella sua sintesi attraversa lo spazio geografico con la sua miscela di dialetti ed accenti e non dimentica nessuno dei temi affluenti, tra questi la solitudine, l’inadeguatezza, la paura dell’altro, la mancata fiducia nelle istituzioni.

La trama strutturale dello spettacolo lascia immaginare un cerchio perfetto. Ritroviamo molti elementi circolari in convergenza: li ritroviamo tra i costumi ottimamente curati da Cinzia Preitano, nei bersagli sulle maglie dei due rapinatori; ed anche in alcuni particolari – il piccolo ingresso basculante per i due ladri e la boccia sfera del pesce rosso – nelle scenografie di Mariella Bellantone, un set funzionale, chiaro, curato nel dettaglio ed a rinforzo della surreale situazione.

 

Può definirsi circolare anche la regia di Roberto Zorn Bonaventura (aiuto regia Martina Morabito, assistente alla regia Cristiana Ioli) che mai molla il filo dell’azione, afferrando e rilasciando i fatti e concatenandoli, anello dopo anello, grazie ad uno studio attento degli spostamenti e delle musiche, dei suoni e degli effetti, sostenuto dal puntuale disegno luci di Stefano Barbagallo. 

In scena Giuseppe Capodicasa, Francesco Natoli e Michelangelo Maria Zanghì. L’apertura dello spettacolo è affidata ad un monologo della maschera veneziana della Commedia dell’Arte. Ad interpretare Pantalone è Michelangelo Maria Zanghì che, con vestito rosso in velluto e naso adunco, introduce brillantemente la pièce che, dapprima, vede impegnati Francesco Natoli, padrone di casa e Giuseppe Capodicasa, potenziale ladro il cui volto è nascosto dietro ad un passamontagna. In questa prima parte,  Natoli si apre al suo pubblico con una determinazione da talento naturale ed una immediatezza già confezionate per essere fruite e che manterrà intatte per tutta la durata dello spettacolo. Capodicasa si mantiene qui più controllato, resta entro i margini della misura, interfacciandosi con rigore tecnico ma non sempre a vantaggio dello scambio. Esilaranti, entrambi, nella “danza delle possibilità“, un’allucinazione quasi isterica e divertentissima che illustra tutti i plausibili esiti nell’imprevedibilità di uno scatto e di un colpo di pistola. Tutto cambia con l’arrivo del secondo potenziale ladro, un rumeno, che segna il rientro sulla scena dell’ottimo Michelangelo Maria Zanghì. Capodicasa può così rivelare le partenopee origini del suo personaggio e, da li finalmente, lasciarsi esprimere e comunicare al pubblico a più alti livelli. Dopo aver affrontato domande e risposte sul mistero dell’esistenza appellandosi alla sicurezza, alla giustizia, al buon senso, ecco che la cognizione apparente del pericolo cede il passo e sposta l’attenzione sulla vita a repentaglio di un piccolo essere vivente rosso entro una boccia. Tra le luci ed il buio dell’intelletto, tutto assume effettivamente i contorni di una surreale truffa, come recita l’articolo 640 del codice penale. A tentare di vincere la resistenza di grate, serrature e passwords della mente, ci penserà uno sguardo adesso più consapevole e riflessivo.

Una diversa, disarmante, disarmata proiezione. 

Prossimo appuntamento per la stagione del Clan Off Teatro è Miracolo#1, scritto e diretto da Giuseppe Massa, in scena il 10 e 11 novembre con Gabriele Cicirello, Paolo Di Piazza, Ilenia Maria Di Simone, Ylenia Modica, Kassey Sunday, produzione Sutta Scupa. 

Foto di Scena Giuseppe Contarini

Una produzione di Maurizio Puglisi per Nutrimenti Terrestri Compagnia Teatrale col sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

 

 

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