Un Abrégé d’Histoire Figurative secondo Domenico Mennillo – di Davide Racca

di Davide Racca

 

Nell’ambito della sezione Mostre del Napoli Teatro Festival Italia, l’artista campano Domenico Mennillo, insieme all’associazione culturale LunGrabbe da lui diretta, ha presentato dal 16 giugnofino al 10 luglio scorso l’istallazione-expo Abrégé d’Histoire Figurative. Nei Saloni vanvitelliani del Palazzo Fondi l’artista ha condensato un “compendio” degli ultimi sette anni della sua attività in tre “stanze del pensiero”, concentrate sui temi-dispositivo de l’Automa spirituale, l’Atlante e laWunderkammer.

Più nello specifico la mostra vede la prima tappa dell’opera performativa del Pierrot ou d’AutomateSpirituel, che incrocia il cinema-pensiero nel Pierrot le fou di Godard con l’Automa spiritualeDeleuze lo concepisce a partire dallopera di Artaud e Spinoza, riflettendo uno spirito incessantemente creatore nell’impossibile, banale, quotidiano. La seconda parte della mostra viene da un ripensamento poetico del Mnemosyne di Warburg, dove immagini del poema Atlante della Fertilità di Mennillo, in tracce audio, si richiamano in modo sinestetico a quelle di Napoli, Parigi e New York nel segno della decadenza. Infine la terza e ultima parte, che nella sua concezione spaziale e concettuale ingloba le precedenti, si intitola WLK Wunder_Litterature_Kammer. Qui la collezione di oggetti stravaganti ed esotici, classificati in naturalia, artificialia e mirabilia, cedono il passo a creazioni ibride di oggetti, suoni, odori, archivi, poesie e arti visive.  

Attingendo anche al pensiero di Giordano Bruno, Foucault, Derrida, Benjamin, Baudelaire,Duchamp, Mennillo ha sviluppato questi temi collaborando di volta in volta con varie istituzioni napoletane, come la Fondazione Morra, il Museo Nitsch, Villa Pignatelli-Casa della Fotografia e il Museo MADRE. Attraverso l’ideazione e produzione di innumerevoli installazioni, performance e seminari, l’artista è approdato a questa mostra con una personale storia figurativa dal carattere aperto e imprevedibile.

La sua attenzione verso le sperimentazioni d’avanguardia del primo Novecento (in particolare di segno Dada) fa comprendere di quanta buona salute e fertilità godano quelle prassi nel contemporaneo, e quanto sia doveroso ruminarle ancora, con buona pace del sedicente “progresso” dell’arte. Mennillo cita e riprende quelle esperienze per ricodificarle in un vocabolario delle emozioni, proprie e altrui, fatte di intime combinazioni, analogie e divergenze di scritture, disegni, fotografie, collage, tracce audio, teche, tavoli e cose di varia natura ed epoche. Per questo la sua opera è difficilmente catalogabile.

Ispirato dal lirico romantico, cioè dal lirico che fuoriesce dagli stretti ranghi della poesia, il metodo che sonnecchia dietro questo lavoro appare quello di un collezionista sentimentale che col suo oggetto (materiale e spirituale) ha ceduto le armi autoreferenziali del possesso e dell’esclusività. Un collezionista dunque sui generis che fa dell’objet trouvé un ready-made per dispositivi estetici.Testimone di una memoria in bilico tra ordine e caos, tale oggetto diviene la metonimia del dimenticato e la sua presenza si rivela frammento di un discorso amoroso con quell’oblio. In definitiva, proprio per questo, un oggetto dal vago gusto decadente, pensoso, sornione, eprogrammaticamente melanconico.  

In fondo è questo sentimento, questo stato di coscienza sotto il segno di saturno a unificare i tre spazi concettuali d’Histoire Figurative di Mennillo mediato da un’affascinante gusto installativo.

 

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