Pillole di poesia – Rachel Slade

di Ilaria Grasso 

Leggendo questi versi di Rachel Slade in periodo pasquale penso alla figura di Cristo sulla croce. Un Cristo uomo che forse ancora non sa di risorgere ma che sa di essere nel giusto. Penso al suo sbigottimento del non essere creduto e camminare lungo le strade piene di occhi rabbiosi con l’unica possibilità di accettare di essere crocifisso. Immagino le sue mani diventare una sola mentre gli conficcano i chiodi sul legno morto degli alberi. L’umanità tutta ancora non conosce il miracolo della resurrezione che può avvenire quando si accetta umilmente il dolore così come le cose della vita. Allora la rabbia e il dolore si sfumano e si trasformano in vita. Se per il cristiano che crede nel Verbo è aperta la prospettiva dell’eternità, per chi crede della parola poetica e la scarnifica sottoponendola ad un’estenuante lavoro di limatura la poesia si eleva a significato assoluto dunque al vero universale. Questo sembra dirmi in conclusione il distico finale dove il legno ai miei occhi si tramuta in ramo su cui il fiore può finalmente nascere e rinascere nuovamente. Solo dopo questo duro lavoro è possibile nominare le cose per quello che sono appropriandosene e accettandole perfino rinascere.

Accetta

di raccogliere la confusione a mani piene
di spargere fiori morbidi dalla rabbia
il fiume in un’eterna fiamma:

la mano è una rosa tenera di solitudine
tra i rami
imparerai il mio nome

Da Apocryphal House – Samuele Editore

Foto di Alessandro Canzian

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