Pillole di poesia – Emilia Barbato

di Ilaria Grasso

Nella fretta dei giorni e delle cose da fare è come se il tempo ci avesse risucchiati nei doveri o in quelli che riteniamo tali. Talvolta però accade anche che siamo troppo presi da ciò che vogliamo (o crediamo di volere) e perdiamo di vista chi ci è accanto liquidando tutto con un ‘che me frega’ o peggio ancora un ‘non è di mia competenza’ o ‘che fastidio tutto questo dolore’. Ed é lì che perdiamo il senso della condizione umana e quanto sia per molti troppo faticoso il mestiere di vivere. Questa bella poesia della Barbato ci insegna che paradossalmente anche da un’osservazione non egoistica delle altrui sofferenze possiamo noi stessi avere grandi benefici. Dopo averla letta sembra domandarci: e se l’ansia che in molti viviamo fosse dovuta ad una mancanza di empatia?

perciò vivo nei sogni

Gli uomini erano necessari
e si aiutavano, avevano dimenticato
le piccole efferatezze e sistemato
per sempre i coltelli nel seminterrato,
non giudicavano, operavano solo
per il bene comune, mormoravano
come limpidissime acque e le sere
si ritrovavano felici nelle case,
nettando sugli zerbini quel poco ego
rimasto, riempivano del giusto lo
svuotatasche e tutti
erano uguali, privi di ansia.
Se uno cadeva, l’altro misurava in utilità
il tempo del rialzo,
se uno pensava di morire
sul binario, l’altro non imprecava del ritardo.

Da CAPOGATTO – puntoacapo CollezioneLetteraria

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