Pillole di poesia : Iosif Brodskji

di Ilaria Grasso 

Come ogni anno siamo giunti al Natale, festività sentita sia dai credenti che anche da molti atei. Il Natale infatti rappresenta l’occasione per fermarsi un attimo dalle fatiche dell’anno e guardarsi attorno e capire bene cosa si è fatto e cosa ci si attende ancora di bello dalla vita. In questa bella poesia di Brodskij, nei suoi versi finali, troviamo infatti un elemento di bellezza riconoscibile da credenti e non credenti, le stelle o meglio la “Stella” che in maiuscolo sembra riferirsi alla stella Cometa. Per i credenti la presenza della Cometa rappresenta un simbolo messianico infatti l’apparizione di questa stella difatti è metafora per descrivere l’evento della nascita di Cristo, il Messia appunto. Per i filosofi Filone di Alessandria e prima di lui Platone e gli Stoici, le stelle “sono creature viventi, ma di un genere interamente spirituale” per cui quella stella vista dall’uomo rappresenta un modo per indagare il pensiero e in maniera più ampia della vita. Alcuni ancora pensano che la Cometa descritta nella Bibbia sia la Cometa di Halley, la più famosa tra le comete periodiche. Per la moderna astronomia le comete sono spesso interpretate come una supernova. Le supernove sono molto luminose e causano una emissione di radiazione che può per brevi periodi superare quella di una intera galassia. Le supernove sono stelle che non vogliono morire perché dalla loro esplosione possono nascere altre stelle. E’ dunque simbolo di rinascita costante e ha un potente effetto di metafora ispirativa vitale. Pensando alla supernova infatti sorge in noi una speranza : tornare a brillare dopo le buie notti di dolore. Vi auguro dunque un buon natale di luce a tutti che siate credenti o meno, etero o gay, a neri e bianchi insomma a tutti tutti quanti!

Siamo tutti a Natale, un po’ Re Magi.
Negli empori, fanghiglia e affollamento.
La gente, carica di mucchi di pacchetti,
mette un bancone sotto accerchiamento
per un po’ di croccante al gusto di caffè
così ciascuno è cammello e insieme re.
Reticelle, sacchetti, borse della spesa,
colbacchi e cravatte che vanno di traverso.
Effluvi di vodka, odori di pino e baccalà
e di cannella, mandarini e mele.
Marea di volti, e per via del vento misto a neve
il sentiero verso Betlemme non si vede.
Quelli che portano i modesti doni
saltano sui messi, sfondano portoni,
spariscono negli abissi dei cortili,
eppure sanno che la grotta è vuota:
niente greppia, né bue con asinello,
o Colei che circonfusa è da un aureo anello.
Il vuoto. Ma basta immaginarlo con la mente,
e dal nulla, di colpo un guizzo luminoso
Deve saperlo Erode che quanto più è potente,
tanto più certo, ineludibile è il prodigioso evento.

La costanza di tale affinità è il meccanismo fondante della
Natività
E adesso ovunque festeggiano
il Suo avvento, mettendo tutti i tavoli vicino.
Ancora non serve la stella nel turchino,
ma già si può vedere da lontano
la buona volontà di ogni figlio d’Adamo,
mentre i pastori attizzano i falò
Fiocca la neve: non fumano i comignoli
sui tetti, squillano invece. I volti come macchie.
Erode beve. Le donne nascondono piccini.
Chi sta giungendo –non si sa mai:
ignoriamo i presagi, e il cuore sull’istante
potrebbe non ravvisar un forestiero nel viandante.
Ma quando, nel gelo della porta spalancata,
una figura avvolta nello scialle emerge
dalla foschia fitta della notte,
senti esistere in te senza vergogna
il Bambino e lo Spirito Santo;
poi guardi il cielo ed eccola – la Stella

POESIE DI NATALE – Adelphi Editore

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