#ArnesiDaSuono 47 – Launeddas: aerofono policalamo sardo ad ancia battente

di Marta Cutugno

Le sue origini risalgono addirittura alla preistoria ed affondano radici nella musica tradizionale dei popoli antichi. Di provenienza sarda, le launeddas sono uno strumento musicale appartenente alla famiglia degli aerofoni policalami ad ancia semplice e battente – suoi antenati, i clarinetti bicalami egizi e sumeri – in grado di regalare sonorità polifoniche. Lo strumento è infatti costituito da tre canne, ciascuna di dimensione diversa. Nella parte superiore possiamo individuare sa cabitzina, un cannellino posto all’estremita delle tre canne da cui, per incisione, si ricavano le ance. La canna più lunga è detta basso (basciu o su tumbu): è priva di fori ed intonata sulla tonica con funzione di pedale o bordone. Le note dell’accompagnamento sono affidate ad una seconda canna detta su mancosa manna, legata alla corda basso da uno spago: le due corde sono, entrambe, sorrette dalla mano sinistra. La terza canna è libera e chiamata mancosedda: sorretta dalla mano destra, produce le sonorità della melodia. La seconda (accompagnamento) e la terza (melodia) canna sono caratterizzate dalla presenza di quattro fori quadrangolari che, occlusi all’occorenza, servono a determinare i suoni tramite diteggiatura. Sistemato in posizione diametralmente opposto all’ancia, troviamo, inoltre, un quinto foto detto arreffinu accordato attraverso l’impiego della c’era d’api, fino al raggiungimento del tono desiderato. Il materiale utilizzato per la costruzione è la canna di fiume arundo donax o canna comune insieme alla arundo pliniana turra, una tipologia che cresce in alcuni particolari zone della Sardegna. Le launeddas si suonano impiegando la tecnica della respirazione circolare o continua, una tecnica particolare che permette, nella fase di inspirazione, di accumulare una riserva di aria sufficiente per poi espellerla gradualmente mentre lo strumentista inspira con il naso. Esistono diversi tipi di launeddas, differenziati in “cuntzertu” in relazione alle intonazioni ed ai rapporti tra i suoni ed i tasti delle tre canne. È uno strumento che è stato sempre impiegato tanto per accompagnare la musica sacra delle Messe o delle feste patronali quanto per allietare feste, danze ed occasioni di intrattenimento profano: oggi resiste e affascina sempre più giovani attratti dal patrimonio storico popolare dei suoi repertori.

Immagine di copertina: museoschmidl.it

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