Parterre (XX): Orior – il pianoforte narrativo e sensibile di Valentina Casesa

di Marta Cutugno

Se qualcuno pensa che io abbia deciso di realizzare un disco, si sbaglia. Tecnicamente ho solo iniziato ad unire dei punti, situati in varie parti del tempo e del globo terrestre, per cercarne come un’essenza comune. Non è facile viaggiare costantemente, prendere aerei, fare bagagli, magari hai anche lavoro, casa, famiglia, devi vivere in qualche modo. Ma nulla ti vieta di viaggiare resistendo, anche ad occhi aperti, sentire gli odori dei luoghi in cui sei, fotografarne i colori”.

Un nuovo album, edito dalla casa discografica Almendra Music di Gianluca Cangemi, Luca Rinaudo e Danilo Romancino, regala suggestioni e sensazioni tradotte in musica affidate all’immaginazione e alla sensibilità dell’ascoltatore. Stiamo parlando di Orior, piccolo scrigno in stile ‘modern classical’ con cui Valentina Casesa da il via alla sua avventura discografica, anticipando l’uscita di un secondo album di lunga durata entro il 2017.

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Orior è il primo lavoro discografico della Casesa, non certo un debutto nel suo percorso compositivo. A quest’ultimo appartiene “Con un soffio di vento”, un’ opera da camera che l’ha vista impegnata come autrice sia del libretto che della musica: il racconto di una storia intensa e sofferta sul tema dell’assenza e della capacità di reagire alle assenze, che siano fisiche, mentali o intellettuali. Di converso, in Orior si manifesta ed afferma una presenza di vita, l’incipit di un nuovo capitolo, di un orizzonte altro. Lo stile e l’approccio alla scrittura – che definisco brillante, intima e sentita – di Valentina Casesa sono di carattere narrativo e si cristallizzano mediante la trasformazione di qualcosa in racconto, una narrazione che avviene nel tempo e che scaturisce dalle viscere del compositore. “Riesco a scrivere soltanto immaginando. Ricreare attraverso il pianoforte un luogo, un accadimento, un profumo, colore, emozione, è il modo in cui cerco di comunicare col mondo, sentendone profondamente, a volte anche violentemente, ogni più lieve inflessione e sfumatura. Per questo la mia ricerca si fonda sull’essenza del suono, il quale essendo mezzo di trasmissione di energia, percorre non solo gli spazi ma è capace di entrare dentro l’anima fisicamente, ponendosi in risonanza con l’uomo”.

Quello di Valentina Casesa è un lavoro sensibile di ricerca e meditazione sul suono, sull’essenza della materia sonora, che scruta e libera l’animo dell’ascoltatore, segnando un punto di partenza, già dal titolo, orior, orieris che in latino significa nascere, cominciare.

La ricerca di “essenza del suono” è stata la estrema concentrazione sulla vita del suono e sulle sue trasformazioni, per ogni brano, per ogni singola frase musicale, ogni nota, ogni singolo respiro, la trasformazione degli armonici in altri armonici, anche con l’uso del pedale come ulteriore e specifico strumento all’interno del pianoforte. Mi è piaciuta molto l’idea – prima con la registrazione in presa diretta e poi col missaggio – di sentire ogni suono vivo, presente, e di portare l’ascoltatore dentro il suono avvolto dallo stesso, come se il mio suono fosse una calda coperta in una fredda sera d’inverno”.

Cinque titoli per la durata di ventisette minuti circa, un dolce slalom tra i gusti e le esperienze della compositrice sin dalla prima traccia Untitled #1, che, ispirandosi al suo lavoro come pianista per la danza, richiama ricordi bambini dalla impalpabile tenerezza, tramutati, nella ripresa del tema, in docile fermezza. Tutti i brani del disco navigano sull’onda di un’energia introspettiva, ora delicata ora vorticosa, contaminata da echi di Sakamoto e Satie, da memorie wagneriane e da sapori orientali e tardo-romantici. Un ottimo disco, nelle cui pieghe l’ascoltatore può intravedere un talento chiaro, immediato, sensibilmente strutturato.

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Orior:

1. Untitled #1
2. Saracina (take 1)
3. Sunrise
4. Untitled #2
5. Saracina (take 2)

Valentina Casesa: piano

Valentina Casesa (1981) è autrice di musica strumentale e d’opera, musica per le immagini e per la danza. Le sue composizioni sono narrazioni in continua evoluzione, senza certezza di sviluppo e fine, moti continui che avvolgono in calmi paesaggi o sorprendono con scarti improvvisi, e coinvolgono ascoltatori da qualsiasi background sollecitando emozioni e immagini profonde, complice anche una ricerca del colore strumentale sempre ben ponderata e spesso sorprendente. Diplomata con lode in pianoforte, composizione e direzione di coro al Conservatorio Bellini di Palermo, è co-fondatrice e pianista del Trio Artè, e ha scritto opere di vario genere e di notevole impatto – da Perceptions in onore di Sofia Gubaidulina a Aspettando Violetta, realizzata in Piazza Maggiore a Bologna in memoria delle vittime della strage del 2 Agosto 1980 e trasmessa da Rai TV.

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