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Effetti cromatici e cinetici nelle opere di Vitalin Grimaudo: in mostra al Nebe dal 28 luglio

Dal 28 luglio al 10 agosto, in mostra le opere di Vitalin Grimaudo al NebeCoffeeBook, via nuova 75, Torre Faro, Messina.

Nota di Teresa Pugliatti Panicastro di Patti, giugno 2017

“Per la prima volta Vitalin Grimaudo si mostra al pubblico con le sue opere.
Abbiamo così la possibilità di conoscere una giovane artista e la sua geniale creatività. Si tratta infatti di opere che, pur con tecniche usuali, ovvero con l’uso di acrilico su tela, riescono a esprimere degli effetti, cromatici, cinetici e concettuali, tutti personali e di interessante impatto.
Vediamo ora più precisamente cosa ci comunicano queste opere, iniziando, in ordine cronologico, da quella, forse meno matura ma certamente fantasiosa, intitolata Vortice, del 2010: la tecnica è un acrilico su tela (come tutte quelle che seguiranno), di cm 20 x 20, e l’immagine è un quadrato sul quale un fitto collage di freccette multicolori circondate da piccoli triangolini bianchi, ci mostra una gioiosa, e riuscita unione di colore e luce.
Successivamente, la ricerca di Vitalin si sviluppa in direzione di assemblaggi di materiali diversi, quali le matite colorate che mostrano le loro punte, nella composizione intitolata Charlie, del 2015, ispirata e al tempo stesso dedicata alla strage avvenuta nella redazione della rivista francese.
Qui è da notare non solo il gioco di colori, ma soprattutto, il suggestivo effetto dato da matite gialle, che si affacciano come tante piccole luci, come stelle nel buio.
Di analogo materiale è costituita la composizione intitolata X, anche questa del 2015, ma di maggiori dimensioni (cm 70 x 50), costituita da ben 4600 matite, e di grande impatto. Ci si chiede se sia l’immagine di una onorificenza inventata, o la grande mostrina di una divisa militare, o solo un gioco e una sfida.
Del 2016 sono due composizioni con collage di ritagli fotografici, uno, intitolato View, con immagini di occhi, su un supporto di tela verde; e un altro più piccolo, intitolato I cinque sensi, con ritagli fotografici di occhi, bocche (chiuse e aperte), labbra, nasi, e parziali porzioni di volti.
Qui si rivela più apertamente il gioco, e la sottile ironia di Vitalin, un aspetto che vediamo ancora nell’opera intitolata Trucioli, dello stesso anno 2016: questa è costruita con un assemblaggio proprio di trucioli, derivati dal temperamento di matite, che assumono l’aspetto di preziosi ventaglietti semoventi; l’effetto cinetico è dato dal fatto che, nell’intero riquadro, i trucioli sono posti in direzioni diverse, e alternativamente in verticale e in orizzontale, mentre anche il colore degrada, da un intenso rosso scuro nella parte superiore e più chiaro nella caduta verticale in basso.
Decisamente più seri diventano i giochi e le soluzioni delle cinque opere che mi piace esaminare in successione, e qui in chiusura.
Parlo di quelle intitolate rispettivamente Rooms del 2016, Trinità, del 2016, Diamond, del 2016, Caleidoscopio del 2017 e infine Fiori di loto del 2017.
Nella prima, un quadrato (cm 50 x 50), che, oltre alla indicazione geometrica ha la funzione di un supporto cromatico nero, contiene a sua volta all’interno un secondo quadrato grigio molto chiaro, entro il quale,circondati da una sorta di reticolo anch’esso rigorosamente geometrico, si collocano tre rettangoli neri e, solo a metà, due più piccoli, di cui uno grigio scuro.
Si potrebbe subito pensare semplicemente a un gioco di scatole cinesi, ma a volervi leggere un significato più vicino alla sensibilità dell’artista e allo stesso titolo dell’opera, vi dobbiamo indovinare un approdo, una fermata, sicura e protetta, appunto in una stanza e quindi un senso di riposo, ma contemporaneamente, come sembra dai due rettangoli che vi si immergono solo parzialmente, non del tutto tranquillizzante.
Un po’ più avanzato, anche se un proseguimento sulla linea di uno stesso percorso, sembra il contenuto di Trinità. In questo, entro un rettangolo nero (cm 50 x 60), è ospitato al centro un triangolo grigio-azzurro incorniciato da un effetto ombra (ovvero da un grigio poco più scuro) e affiancato ai due lati, da due forme geometriche irregolari, una della quali, a sinistra, è però spezzata, in due colori diversi (grigio-azzurro e quasi bianco); e in basso, appare un piccolo triangolo verde che non manca di suscitare un punto interrogativo. La prima lettura di quest’opera è, dato il titolo, che si tratti di un riferimento, in chiave concettuale, a un mistero biblico. E l’interpretazione di questo mistero, espresso con un linguaggio è quindi ancor più affidata alla sensibilità dello spettatore.
Sulla stessa linea è la tela intitolata Diamond, di maggiori dimensioni (cm 80 x 100), nella quale si intrecciano forme prismatiche che simulano le sfaccettature del diamante con un ritmo intenso, reso incalzante dall’alternarsi di graduali mutazioni cromatiche, che vanno dai differenti grigi, al bianco, al verde azzurro, all’argento, all’oro.
Ancora più avanzato è l’effetto che ottiene Caleidoscopio (cm 50 x 50), un quadrato nero che accoglie al suo interno nove cellette quadrate con un fondo bianco e cornici grigio- argento. Tutte, tranne quella centrale, sono viste in prospettiva e come collocate entro “pareti”che hanno una loro profondità spaziale. Mentre quella centrale, seppure anch’essa circondata da una cornice grigia, è in posizione perfettamente frontale. E ciò dà luogo a un interessante effetto cinetico nelle altre cellette, che sembrano muoversi in direzioni diverse.
L’ultima di questa linea è Fiori di loto. Qui, contestualmente al rigore geometrico confermato ulteriormente dalle x che dividono in quattro sezioni ciascuno dei sedici quadrati, si libera un gioco di colori, caldi (rossi, viola, ciclaminio), nelle file interne, freddi nelle file superiore e inferiore (verdi, gialli, ocra, azzurri, blu, fino al grigio argento), in cui si deve leggere, mi dice la stessa Vitalin, un riferimento alle tabelline matematiche.
Con una definizione che in qualche modo può concludere questa visione di opere nel loro insieme, e quindi leggerne lo stile, si può dire che vi si rintracciano insieme rigore e fantasia”.

Vitalin Grimaudo

Vitalin Grimaudo,nata in Ucraina,classe 1996,di nazionalità italiana,vive e lavora a Messina. Dopo il diploma conseguito al Liceo “Ernesto Basile” di Messina,con indirizzo “architettura e ambiente”,ha partecipato ad alcune mostre e concorsi fotografici. Artista poliedrica e autodidatta.Le sue opere sono fotografiche,pittoriche e creazioni di oggetti di design d’arredamento,influenzata dagli studi d’architettura che hanno come comune denominatore il design.

Link utili:
NebeCoffeeBook

Vitalin Grimaudo

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