Variazioni sul tema dell’ombra nella pittura di Caravaggio (43)

di Daniela Pericone

EROS-DORMIENTE

Caravaggio, Amore dormiente, 1608 (Firenze, Uffizi)

Tra gli ultimi dipinti eseguiti da Caravaggio nel periodo del soggiorno maltese è Amore dormiente, realizzato per Francesco dell’Antella, segretario e assistente del Gran Maestro dell’Ordine (sul retro della tela un’iscrizione reca il nome dell’autore, l’anno e il luogo d’esecuzione).

Cupido vi è ritratto nelle sembianze di un bimbo nudo e abbandonato nel sonno (un riposo che tuttavia non appare rassicurante, in limine a suggerire un pensiero di morte), ben lontano dalla bellezza gioiosa di Amore vincitore. Nella resa del sonno le membra hanno un che di scomposto, una luce non uniforme mostra un corpo chiazzato, appaiono gonfi i tratti del volto e le labbra schiuse sui piccoli denti: l’effetto è straniante, distante dalla gradevolezza e dal compiacimento d’ogni convenzionale rappresentazione d’infante. Il forte contrasto tra le parti illuminate e le oscure, benché funzionale a nascondere le nudità, infonde cupezza all’insieme. Anche gli strumenti di Cupido sono svuotati della loro funzione vitale, là dove le frecce deposte e la corda allentata dell’arco alludono a una rinuncia alle passioni carnali.

O forse la scena è un richiamo alla favola di Amore e Psiche (Apuleio, Metamorfosi): la narrazione coincide con la visione di Psiche, che si avvicina con un lume per svelarne il volto al giovane dio immerso nel sonno, di lì a poco destato da una goccia d’olio bollente colato dalla lampada.

Un’inquietudine avvolge chi osserva, un sentore di eventi destinati a precipitare, nel fondale nerissimo l’imprevedibile in agguato.

 

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