Cuori puri

18698035_1487943021226907_6816396891795711024_n

Un’idea del cinema e dell’esistenza. Una visione problematica della realtà senza risposte precostituite. Un pedinamento della vita dove la tradizione documentaristica e la rielaborazione romanzesca trovano un’armonia attraverso alcune idee di sceneggiatura e una regia solidamente attaccate alla  verità emotiva degli interpreti e a uno sfondo periferico romano, a Tor Sapienza, inquadrato senza compiacimenti e in una visione attenta ai dettagli affettivi e alle pieghe meno ovvie della società.

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2017, “Cuori puri” è il primo film di Roberto De Paolis ed è prodotto da “Young Films” con Rai Cinema. Al centro della scena l’incontro tra la diciassettenne (e poi diciottenne) Agnese, attiva in parrocchia e tormentata dall’ansia di controllo della madre, che intende vigilare sulla sua verginità, e il giovane Stefano, precario addetto alla sicurezza di un parcheggio che confina in un campo Rom e afflitto dai problemi economici della famiglia d’origine e da un contesto sociale delinquenziale e disperato.

Trattando una materia rischiosa, la regia rivela attenzione alle sfumature e voglia di ascoltare e vedere senza sentenziare e prendere posizione a priori. Il tutto in linea con la sceneggiatura di Luca Infascelli, Carlo Salsa, Greta Scicchitano e De Paolis, con la fotografia di Claudio Cofrancesco e il montaggio di Paola Freddi, oltre alle musiche originali di Emanuele De Raymondi.

Lo stile non è estremo ma evoca una tendenza, come quella dei Dardenne (senza riprodurne la radicalità dello stile), a lambire la complessità del reale. I temi della verginità e della purezza ma anche dei confini e delle contaminazioni dei corpi e dei popoli, in un interessante parallelo tra sessualità e comunicazione tra “diversi” per origine e necessità, animano “Cuori puri”.

La dialettica investe controllo e fuga, corsa e staticità, apertura e chiusura con l’altro da sé, solidarietà ed egoismo, innocenza e momenti di crudeltà, dolore e incomunicabilità, anelito all’amore e impossibilità di sottrarsi alle contraddizioni del presente, purezza e contaminazione, in un film che trova nell’esordiente Selene Caramazza (Agnese) e in Simone Liberati (Stefano) due protagonisti che riflettono tensioni interiori e urgenze affettive e sessuali espresse visivamente nel racconto per immagini.

Barbora Bobulova (la madre ossessivamente dedita al controllo della figlia), Stefano Fresi (a suo agio nei panni dell’abilissimo divulgatore don Luca), Edoardo Pesce, Antonella Attili, Federico Pacifici e Isabella delle Monache non sono da meno per intensa credibilità.

Marco Olivieri

Buona parte della recensione è tratta dalla rubrica “Visioni” del settimanale “100nove Press” dell’8 giugno 2017.

Immagini tratte dalla pagina Facebook del film.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *