Pillole di poesia – Reginald Gibbons

di Ilaria Grasso

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L’operazione svolta da Gibbons è audace. Indossa infatti i panni di una donna ingenua, sensuale e inconsciamente spericolata. I meccanismi violenti si ripetono all’infinito senza tregua. Ci fa entrare all’interno della relazione vittima-carnefice tanto intima quanto incomprensibile per il resto del mondo. Lo sguardo del poeta lascia comunque una speranza nell’azzeramento della volontà di colpire da parte del personaggio maschile e nella forte e tenace capacità di resistenza di quello femminile.

UN’ AVVENTURA

Farsi fottere da un pugile peso medio, stesa sotto
il suo corpo duro come legno
finché si ammorbidisce, disteso su di te,
il tuo brivido, la meraviglia del suo essere
gentile, attento, tenero con te mentre
potrebbe essere un poco più ruvido
andrebbe benissimo, potrebbe spingerti
un po’ oltre, certo non colpirti,
no davvero, -mi spiace!- avrebbe potuto
già colpirti e averti fatto male ma
lui non è affatto così, lui è proprio
l’opposto –sì, rapido e determinato e persino
dopo essere stato colpito in pieno viso ancora pronto sul ring
ma nel letto tranquillo, lento, bisognoso d’incoraggiamento
e tuttavia, sai, c’è sempre quella possibilità
che il vero lui sia l’altro, quello che adori,
guarda gli occhi di donne e uomini
fissi su di lui mentre combatte,
loro lo amano, gli sono indifferenti o lo odiano
ma lo guardano, lo stanno a guardare, lui
ha il coraggio di entrare lì e impegnarsi a far male,
senza aver sentito troppo male, con il suo corpo e solo con quello
senza armi, senza ripari, solo le sue
mani guantate, quelle mani che stringono
la tua spalla, che palpano il tuo seno, si muovono
sopra di te e dentro di te, tu lo attiri
e lo spingi contro di te con tutta
la tua forza che è poca in confronto alla sua
ma sufficiente a farlo ansimare e acquietarsi;
se è una lotta, e forse lo è, lui non la vincerà
questa, tu la vincerai, e avrebbe potuto
quando voleva farti male, quando voleva
ma non ti fece male.

Da L’ABITINO BLU – Gattomerlino Edizioni


In copertina: Reginald Gibbons.

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