FLASHES E DEDICHE – 47- L’UBRIACHEZZA MOLESTA DI NICOLA VACCA

È uscito in questi giorni il nuovo libro di Nicola Vacca, il vincitore del premio Camaiore 2016. Commedia Ubriaca (Marco Saya Edizioni) chiude una trilogia iniziata con Mattanza dell’ Incanto (Marco Saya Edizioni 2013) e  proseguita con Luce nera (Marco Saya Edizioni 2015). Già dal titolo si coglie una provocazione ticommpica dello stile vacchiano. La “commedia” nel suo etimo originario significa “canto”, un canto scherzoso e denigratorio, un’accezione adeguata per le falloforie dionisiache. Vacca utilizza in  senso grottesco il titolo, introducendo (come nelle falloforie)  un qualcosa che non c’è, sbeffeggiando l’attesa del lettore. Le 6 sezioni di cui si compone il libro infatti, sull’orma dei precedenti lavori, reiterano il tentativo di affondare con stile tagliente e prosastico dentro tematiche scomode e dal senso civile. Vacca conferma di padroneggiare la lingua con fare sentenzioso, gnomico, dando prova di vigore, onestà e coerenza.  Trovare onestà non è cosa da poco. Vacca scrive come pensa e quel che pensa senza sotterfugi  o ruffianerie, conscio che a volte è sufficiente dire la verità per farsi dei nemici.

L’essenza degli occhiali

Lo sguardo è feroce
quando è incapace di vedere.
Eppure dentro tutto questo marcio
aguzzare la vista sarebbe la salvezza.
Quello che manca nella cecità che avanza
è l’essenzialità degli occhiali
ma anche occhi che sappiano indossarli.
Siamo comodi
nella notte fonda dei pensieri
lampi fertili di imbecillità
dicono tutto di questa era idiota.

 

La commedia ubriaca

In case come tombe
sepolti dall’ego del tubo catodico
sputiamo rancori
riteniamo di essere sempre nel giusto.
Non consideriamo mai un’attenuante
in favore del dubbio.
Ci assolviamo
senza nessun appello per l’ascolto.
È ubriaca la commedia
che recitiamo da sobri
in un apparente stato di quiete.
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