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Spazio inediti (25) – Samir Galal Mohamed – di Diego Conticello

in copertina Samir Galal Mohamed ritratto da Tobia Ciabocchi (2015)

Per la rubrica “Spazio inediti” proponiamo oggi un inedito molto interessante di Samir Galal Mohamed, giovanissimo poeta marchigiano ma di chiare origini egiziane per parte paterna che, di recente, si è distinto per essere stato inserito nel Dodicesimo Quadermo di Poesia italiana contemporanea diretto da Franco Buffoni per la Marcos y Marcos (2015) con una raccolta di rara intensità “corporale”: Fino a che sangue non separi.

 

***

 

 

Per approssimazioni…

 

per approssimazioni

abbracciare

l’orifizio

l’altalena

l’incesto

graduale

vincolo

scarto

tirannia

la possibilità

possibilitante

l’agente

sorvegliante

il limite

fuori del limite

l’eventualità

del non evento

l’avvento

inaccessibile

l’appuntamento mancato

il previsto inaspettato

l’inedito, sempre

l’inaudito, mai.

 

L’imprescrittibile inavvertibile.

L’improcrastinabile adesso.

L’assenza, nel dopo, del senso:

 

ancora una volta

reiterarsi

 

e già sottrarsi

 

all’ammirazione

 

all’abbattimento

 

all’esecuzione.

 

 

***

 

A dispetto del titolo – che potrebbe di primo acchito indicare disordine o mancanza di struttura – questo componimento si segnala per un dettato scolpito di taglio “ermetico”, nel quale si innesta un incedere per apparenti solipsismi verbali invece giustapposti come fattori antipodici che portano alla risultanza del monito di “rivolgimento” finale, che permetta di sfuggire al conformarsi alle istanze pseudo-progressiste della società odierna.

Ma approssimazione vuol dire anche progressivo avvicinamento, dunque una certa corporalità derivata per accettazione, per abbracciamento di uno stato di natura, che si ripete in questi passi dopo i felici esiti della raccolta edita nel Quaderno sebbene in chiave rinnovata di un “superamento” non più o non solo teologico o sociologico ma individuale, perché discendente dall’“errore” dell’esperienza, dunque assai più concreto perché disilluso (e si noti l’introiezione della lezione leopardiana).

Sul finale si assiste invece ad un al colpo di coda, ad un estremo tentativo di sottrazione appurata la mancanza di ancoraggi “del” e “al” reale, in ragione peraltro del fallimento dell’approssimazione fisica e intellettiva ad una società invece alienata e in dissolvenza (leggasi talvolta mancata riformulazione) valoriale. La chiusa fa inoltre pensare al Cattafi de L’Allodola ottobrina, metafora del fragile animale/uomo che intende sfuggire alla “caccia” sociale, al “piombo undici dieci” purtroppo non riuscendovi mai totalmente perché in qualche modo facente parte della società stessa che ha da tempo, se mai li ha vestiti, smessi i proprî panni “civili”.

Samir con questo inedito compie di cento un passo in avanti, segno che con ogni probabilità sta trovando, pur nella profonda emarginazione odierna, una “rimarginazione” non razziale (poiché è oramai appurata da più lustri l’inesistenza delle stesse) bensì totalmente identitaria e personale.

Diego Conticello

SAMIR GALAL MOHAMED è nato nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino, nel 1989 da madre italiana e padre egiziano. Sue poesie sono apparse su riviste cartacee e online.

La sua silloge Fino a che sangue non separi compare nel «XII Quaderno di Poesia Italiana Contemporanea», edito da Marcos y Marcos (Milano, marzo 2015).
Scrive per il blog La Città Nuova del Corriere.it. Vive a Urbino.

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