Andrew Wyeth - Wind from the Sea, 1947

Transito all’ombra, Gianluca D’Andrea – una nota di Luca Minola

di Luca Minola

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Gianluca D’Andrea, Transito all’ombra, Marcos y Marcos, 2016

Irrimediabilmente la storia non si sottrae mai alle figure, al mostrarsi terminante e collettiva come in “Transito all’ombra”, nuovo libro di Gianluca D’Andrea uscito per le edizioni Marcos y Marcos nella collana “Le ali” diretta da Fabio Pusterla. Pusterla stesso firma la seconda di copertina in una sintesi efficace rilevando all’interno del testo le coordinate mosse “tra disperazione e speranza”, fulcri dell’opera. Il transito inquieto a cui fa riferimento il titolo rimane una delle parole chiave per inoltrarsi in questo percorso di senso, attraverso le ombre della storia riflesse nell’esperienza personale dell’autore, nell’incedere del poemetto iniziale “La storia, i ricordi”: “A volo poi trascorse il tempo, rotolo/ da una discesa dell’infanzia, ottanta/ volte o più, nella luce del tramonto,/ accesa in un richiamo che ci accoglie”. Il compimento di ogni cosa risiede nel percepire quel silenzio che ci avvolge continuamente nel reale, nell’esperienza ovattata che si proietta nella luce: “La luce interruppe il silenzio,/ la voce sentì risuonare/ la voce interrata”. Le rappresentazioni delle forme recuperano un passaggio, un incrocio che fa procedere il lettore nella memoria dei gesti. Queste immagini creano il percorso umano, l’attesa: “La tenda mossa dal vento, l’attesa/ un vecchio prega,/ attendo, all’incrocio d’ombra e luce,/ il freddo percipiente./ L’immagine non si muove,/ mi muovo e fisso/ nella memoria quel passo, fermo/ tutto il giorno in quei gesti, dimentico”.
Vivono nella struttura del libro le presenze più intime e vicine al poeta, che tracciano il vero spartiacque fra storia e vita, fra amore e dolore. Cercando di proiettare tempi e strutture d’opera “Transito all’ombra”, insegue gli eventi, le durezze che noi stessi cerchiamo, riuscendo a riscrivere lo smarrimento che passa nelle misure che diamo alle cose, a noi stessi, piccoli e adulti, personaggi storici e anonimi. Le parole in quest’opera sono sempre tenacemente in cammino verso il luogo che respira di noi, delle nostre vite trasparenti e indifese. Gli spazi d’azione di queste poesie si diramano, passano da città d’arte e di confine sociale, a vere e proprie estensioni interiori e derivazioni del soggetto: “… il movimento ha passioni e dolori/ e quadri che si aprono a brusii,/ flussi trapassati, sorprese/ negli scorci, membrane che respirano/ le azioni compiute;/ la giustizia si sposta nello stesso/ luogo, si sgrana in tempi impercettibili”. Seguendo questo percorso, Gianluca D’Andrea entra nei “notturni”, di nuovo in ombra, nel compimento che conosce lo sguardo di una persona amata, unico nella vita: “Le linee e la grazia/ arrivano da molte zone”.


In copertina: Andrew Wyeth, Wind from the sea, 1947

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