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InVersi Fotografici – Dell’Ars combinatoria ossia uno, qualcuno o centomila: Jerry Uelsmann Vs Luigi Pirandello

di Cinzia Accetta

L’Inverso Fotografico di oggi è ovvio, banale. Tutti inseguiamo qualcosa che ci sfugge e ci trasforma. La realtà è una convenzione tra uomini, soggetti al dominio del tempo e pertanto mutevole e multiforme. La fotografia, nel dialogo surreale di oggi, si fa arte e non si piega più alla visione temporale di una realtà congelata ma si apre alla possibilità di sovrapporre, anteporre il ricordo al vissuto, ieri o oggi non seguono alcun ordine terreno e il domani forse lo abbiamo già vissuto e non ci resta che attendere il passato.

Tutti lo sanno – afferma Pirandello –  la vita è in continuo cambiamento e una continua trasformazione di pensieri e sentimenti, dunque perché viviamo, poi, come se non lo sapessimo?

E allora?

Allora  non esiste una verità, anzi ci sono tante verità quanti sono gli uomini in ogni distinto momento della loro vita.

“… ci sentiamo come smarriti, anzi perduti in un cieco, immenso labirinto, circondato tutt’intorno da un mistero impenetrabile. Di vie ce ne sono tante: quale sarà la vera? Per quale via andare? quale criterio direttivo seguire? Crollate le vecchie norme, non ancora sorte o bene stabilite le nuove è naturale che il concetto della relatività di ogni cosa si sia talmente allargato in noi… Non mai, credo, la vita nostra eticamente ed esteticamente fu più disgregata.”

(Una vivace esposizione di queste idee è nei brani: “La vita è un flusso… ” da L’umorismo e “Sono tutte fissazioni, da “Uno, nessuno e centomila”.)

 

Ho scelto le composizioni di Uelsamnn proprio per la capacità di mostrare la mutevolezza della realtà teorizzata da Pirandello nelle sue opere in prosa e nelle sue poesie, soggetta ad infinite interpretazioni e manipolazioni. Un singolo negativo può  essere reinterpretato e ridefinito nel suo significato infinite volte. Si tratta di una vera e propria “ars combinatoria”, pensata e progettata per travalicare qualsiasi tipologia di barriera razionale. Tralasciando il concetto di istantaneità legato allo scatto, Uelsmann ha ampliato e rivoluzionato il concetto stesso di fotografia, liberandola dal suo status di pura testimone del reale, per ampliarla a quella di arte, anticipandone i tempi.

Oggi, con l’avvento delle macchine fotografiche digitali e dei diffusissimi programmi di fotoritocco è possibile realizzare prodotti molto simili a quelli di Uelsmann. La forza innovativa del grande maestro sta proprio nell’essere riuscito a creare questo tipo di effetto soltanto attraverso l’uso delle tecniche analogiche, ed in particolare attraverso la precisa ed attenta sovrapposizione di vari negativi su di una unica stampa. Nelle immagini di Uelsmann la plausibilità del visibile non viene mai contraddetta: il reale non risulta mai deformato; ogni elemento della scena, considerato singolarmente, non va ad interferire con la nostra capacità percettiva. Ciò che destabilizza è l’insieme della visione.  Sono ‘opere aperte’, suscettibili di illimitate interpretazioni.

Nonostante l’avvento degli strumenti digitali, Uelsamnn, pur non essendone contrario, continua ad utilizzare strumenti tradizionali, affermando:

“Io sono in sintonia con la rivoluzione digitale in corso ed entusiasta delle opzioni visive create attraverso l’impiego del computer. Tuttavia, sento che il mio processo creativo rimane intrinsecamente legata all’alchimia della camera oscura”

 

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Io sono così

 

Quando tu riesci a non aver più un ideale,

perché osservando la vita sembra un enorme pupazzata,

senza nesso, senza spiegazione mai;

quando tu non hai più un sentimento,

perché sei riuscito a non stimare,

a non curare più gli uomini e le cose,

e ti manca perciò l’abitudine, che non trovi,

e l’occupazione, che sdegni

– quando tu, in una parola, vivrai senza la vita,

penserai senza un pensiero,

sentirai senza cuore –

allora tu non saprai che fare:

sarai un viandante senza casa,

un uccello senza nido.

Io sono così.

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Andando

 

A ciò che addietro nell ‘andar ti lasci
non badi ancora, poi che ti concede
di guardar oltre il tempo e innanzi fasci
di speranze t ‘accende, a cui tu miri.
Vai, cosí rischiarato, ove d ‘un sogno
la tentatrice immagine t ‘attiri
o lo sprone ti spinga d ‘un bisogno,
e non ti senti la catena al piede.

Nulla intanto hai davanti: un ‘ombra vana,
un inganno mutevole, una meta
che quanto piú t ‘accosti, s ‘allontana.
Ma non ancor per te scoccata è l ‘ora
di volgerti a guardar dietro, nel breve
cammin percorso, e innanzi si colora
l ‘avvenir tanto piú quanto piú lieve
è il passato che ancor non t’inquïeta.

Pur verrà giorno che ti sentirai
cosi forte chiamar dietro le spalle
donde non puoi far piú ritorno mai,
che per te diverrà fievole, muto
ciò che innanzi t ‘invita, e da te stesso
a guardar ti porrai quanto hai perduto.
Le rose che ti risero da presso
e non curasti, ecco or lontane e gialle.

E con le terga ormai verso il futuro
e gli occhi assorti nel cammin percorso
andrai, men lieto quanto piú sicuro,
riallacciando ognor piú da lontano
le fila che correndo avrai lasciate
sospese, fino a che non apra il piano
d ‘improvviso una fossa alle gravate
membra, e insieme al rimpianto od al rimorso.

 

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La maschera

 

Io non ti prego, o vuoto cranio umano,
che il gran nodo mi voglia distrigar.
Follie d ‘Amleto! Io sto co ‘l Lenau: è vano
de la vita la Morte interrogar.

A che avventarti questa malacia
che in van mi rode, in stolidi perché?
Non vo ‘ sapere a qual mai uom tu sia
appartenuto – ora, appartieni a me.

Tu nulla forse m ‘avresti insegnato
quando un cervel chiudevi ed un pensier;
ora m ‘insegni a ridere del fato,
e a vivere la vita – unico ver.

Vogliam noi oggi, amico teschio, un poco
rifarci de le noje aspre del dí?
Io ho pensato di prenderci gioco…
Amico teschio, indovina di chi?

De la luna, di lei… Non ti se ‘ accorto
ch ‘ella ti fa da un pezzo l ‘occhiolin?
Anch ‘ella è morta, come tu sei morto,
e vi potreste intendere un pochin.

Quando sorge dai monti e le gioconde
acque del Reno incande e le città,
co ‘l primo raggio suo ti circonfonde,
da la finestra, e a contemplarti sta.

Vogliamo la comedia de la vita
rappresentar stasera tutti e tre?
Io tu e la Luna (sarà presto uscita);
la miglior parte la riserbo a te.

Ho comprato una maschera di cera,
che un volto finge di donna gentil,
una parrucca che par chioma vera,
e velo nero d ‘ordito sottil.

Vedrai bel gioco! Scambio de la Luna,
temo di te non m ‘abbia a innamorar…
Tu sembrerai un ‘andalusa bruna
a le carezze del raggio lunar.

E allora dal mio tavolin vicino
un bel canto d ‘amore io comporrò;
e quindi a te, facendo un grave inchino,
al lume de la Luna il leggerò.

Tu certamente non me ‘l loderai,
e allora io ti dirò con molto ardor:
“Bella fanciulla, che lode non dài,
lodi io non voglio, ma voglio il tuo cor”

Né sí, né no. Ma in questo caso, è noto,
val sí il tacere; ed io cadrò al tuo piè,
e ti dirò… Tu ridi, o teschio vuoto
che sciocca vita! io rido al par di te.

 

 

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Elevazione

 

Com ‘aquile avvolgenti a un brullo monte
corone ampie con l ‘ali poderose,
larve di gloria in torno a la mia fronte
si raccolgon superbe, e scudo a l ‘onte
mi son dei fati avversi e de l’irose
passïoni terrene ed altre cose
le virtú richiamando, accorte e pronte.

Fermo l ‘animo a loro, io vo seguendo
questo acuto desio che mi conduce
de la ragione a le piú alte cime.

E con molto pensier, sereno, ascendo,
che d ‘esser nato la perfetta luce
mi consoli sul vertice sublime.

 

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Le fatiche del vento

 

Molto ha da fare il vento con le nuvole
frivolo annento senza disciplina.
Piace al sole con pompa e con ossequio
d’esser accolto in cielo ogni mattina:
e fin dall’alba ecco il vento in servizio
a preparargli una regal cortina,
a cui con estro immaginoso ingègnasi
a dar novella foggia; e ne combina
spesso di belle assai: rosse, con aurea
frangia o d’argento con purpurea trina.
Sul vespro poi, nuovo apparato! Gli uomini
soglion tra loro chiamar pazzo il vento:
forse perchè si pensa che non debbono
costar fatica alcuna, alcuno stento,
que’ suoi servizi; ma, se gli si sbandano
le nubi, e il Sol se ne va via scontento?
Se ogni villan vuoI acqua sul proprio
campicello, e lui su pel firmamento,
gira e rigira, non trova una nuvola,
quando poche sarebbero anche cento?

 

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Jerry Uelsmann

Uelsamnn è nato a Detroit l’11 giugno 1934. Uelsmann ha studiato presso il Rochester Institute of Technology e alla Indiana University e ha insegnato per più di quaranta anni presso la University of Florida a Gainesville dove ancora oggi risiede insieme alla moglie e artista Maggie Taylor. I suoi lavori fanno parte delle più importanti collezioni di fotografia del mondo e sono state esposte in numerosissime mostre personali, compresa quella che nel 1978 fu curata da John Szarkowski presso il M.o.M.A. di New York e che gli procurò il meritato riconoscimento internazionale. Sin dagli esordi della sua carriera, risalenti agli anni Cinquanta, divenne il pioniere di un approccio totalmente innovativo rispetto all’immagine e al gusto tipici del tempo. Considerato il precursore del fotomontaggio nell’America del XX secolo, con i suoi esperimenti il grande maestro ha liberato la fotografia dal suo status di pura testimone del reale, portandola a nuova forma d’ arte. L’artista ha incentrato tutto il suo spirito innovatore sul fatto che la fotografia finale non dovesse essere legata ad un unico negativo, bensì essere composta da molti negativi diversi, ognuno dei quali serviva ad apportare un particolare dettaglio all’opera finale. Il suo obiettivo era quello di creare un immaginario surrealista, che riporta ad inevitabili associazioni e riferimenti all’opera pittorica di Renè Magritte, alla psicologia di Carl Jung e alla fotografia di Man Ray.

***

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 e muore a Roma nel 1936. Fu poeta, narratore e drammaturgo. Dal 1883 al 1912 si svolge la produzione letteraria di Pirandello meno conosciuta dal grande pubblico, quella delle poesie che seguono le forme e i metri tradizionali della lirica classica, pur non rimandando a nessuna delle correnti letterarie presenti al tempo dello scrittore. Nell’antologia poetica Mal giocondo, pubblicata a Palermo nel 1889, ma la cui prima lirica risale al 1880, quando Pirandello aveva appena tredici anni, emerge uno dei temi dell’ultima estetica pirandelliana del contrasto tra la serena classicità del mito e l’ipocrisia e la immoralità sociale della contemporaneità.

Le raccolte di poesie sono:

  • Mal giocondo, Palermo, Libreria Internazionale Pedone Lauriel, 1889.
  • Pasqua di Gea, Milano, Libreria editrice Galli, 1891 (dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn, con una chiara influenza della poesia di Carducci).
  • Pier Gudrò, 1809-1892, Roma, Voghera, 1894.
  • Elegie renane, 1889-90, Roma, Unione Cooperativa Editrice, 1895 (il cui modello sono le Elegie romane di Goethe).
  • Traduzione di Johann Wolfgang von Goethe, Elegie romane, Livorno, Giusti, 1896.
  • Zampogna, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1901.
  • Scamandro, Roma, Tipografia Roma, 1909.
  • Fuori di chiave, Genova, Formiggini, 1912.

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