Urban love makes urban poem – Paolo Aldrovandi

paolo

 

Paolo Aldrovandi – Urban love makes urban poem – Cicorivolta Edizioni – 2016

 

 

Intollerabilità dell’essere

E mi tocca restare l’ultimo degli ultimi
un colpo di tosse prima di sparire del tutto
il sorriso da coglione che esce naturale
e l’estrema cazzata sparata da
chi sta al tuo fianco.
Potrei sotterrare tutte le asce di questo mondo
accettare che ogni cosa arrivi al momento giusto
ma finirei col tradire me stesso
e scoprire che la merda intorno è normale.
L’avanzare del tempo mi rende irascibile
e non mi stupirei se un giorno pieno di sole,
mi trovassi ad inveire contro dei passanti
ubriaco fradicio.
Abbiamo perso insieme ai perdenti
siamo la squadra ufficiale
ma non sopporto più lo spreco,
tutte parole inutili.

 

Dissacrare se stessi mettendosi alla berlina, coscienti del proprio minimo valore.

Tantissimi gli esseri umani di poco valore, è un dato di fatto, ma pochissimi quelli che sanno smontare la convinzione che questo nuovo mondo, basato sull’Io, riesce a trasferirci attimo per attimo: io posso farcela, io sono forte, io ci riuscirò.
Dettami che ci hanno insegnato a fare sempre più nostri per sopperire alla paura e alla insicurezza, nascondendo la fragilità, la pazzia e la rabbia. Angoli bui e spaventosi che tutti noi tratteniamo in segreto.
Non è facile vivere i giorni fingendo che tutto vada bene o dimenticando il dolore, molto più semplice dichiararlo, farne bandiera perché tutto o quasi possa essere perdonato nell’intimo o pubblico comportamento che distingue ognuno di noi.

Paolo Aldrovandi non si concede scusanti, si espone in versi dolenti, coraggiosi e permeati di una voluta indifferenza che bene sa mascherare ciò che spinge alla stesura di ogni singolo passaggio.
La sua poesia dice della fragilità indotta dal quotidiano, vigila su impercettibili movimenti e accadimenti.
Denuncia la ferocia della notte e con voce mancante, ma udibile forte e chiara in lettura, parla di un silenzio voluto e delle sensazioni giornaliere che infliggono un malessere, “quel” malessere, che certamente solo un poeta sa trasformare in versi e l’autore lo dimostra in ogni passaggio della sua prima raccolta di poesie “Urban love makes urban poem”.
In lettura si avverte l’urgenza di procedere tra i versi velocemente, sprofondando sempre più in un buio ai più conosciuto in sensazioni e subbugli spesso avvertiti e quasi mai stigmatizzati per incapacità, se non addirittura paura.

Paolo Aldrovandi ci descrive quel buio senza pretesa di elencare quanto giusto e quanto sbagliato, asciugando il dramma quotidiano in pochi versi, dichiarandosi imperfetto in prima battuta e proseguendo il suo viaggio interiore che lascia poco spazio alla illusione del “tutto va bene” con conseguente pacca sulla spalla.

Buona lettura.

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clelia pierangela pieri

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Paolo Aldrovandi è nato a Mantova nell’agosto del 1974. Il suo lavoro lo porta spesso a viaggiare in solitudine dandogli l’opportunità, ma soprattutto la curiosità analitica, di guardarsi intorno confrontandosi con realtà sconosciute e persone che quasi certamente non avrà più modo d’incontrare e proprio per questo attraggono il suo sguardo. Entra a far parte della Associazione Culturale La Corte dei Poeti nel 2015, la quale è fondatrice del Festival Internazionale di Poesia Virgilio. Inizia nel 2015 stesso la sua collaborazione con il Festival e ne diventa secondo coordinatore al fianco di Stefano Iori che ne è il fondatore. La sua collaborazione è attualmente ancora attiva. Ha scritto per numerose riviste, tradotto due volte in lingua spagnola con alcuni testi inediti per il Centro Cultural Tina Modotti a Caracas e per la rivista Sagarana

 

 

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