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UNDERCORNER – Rubrica per giovani lettori (“Cime Tempestose” di Emily Brontë, 1847)

di Costanza Fusco

UNDERCORNER

CIME TEMPESTOSE di Emily Brontë (1847)

cime tempestose


“E io levo una sola preghiera, la ripeterò finché la lingua non mi si seccherà. Catherine Earnshaw, che tu non possa trovare riposo finché io vivrò. Dicesti che ti avevo uccisa io; perseguitami allora! Gli uccisi perseguitano i loro assassini, credo. So che gli spiriti hanno vagato sulla terra. Sii sempre con me; prendi qualunque forma; fammi impazzire! Solo non abbandonarmi in questo abisso, dove io non riesco a vederti! Oh, Dio! E’ cosa inesprimibile. Non posso vivere senza la mia vita. Non posso vivere senza la mia anima!”

-Heatcliff

 

Cime Tempestose è un romanzo aspro, passionale, terribilmente avvolgente e allo stesso tempo tagliente e penetrante come la lama di un pugnale dall’impugnatura accuratamente intagliata. La ricchezza di sollecitazioni emotive è rimasta invariata nel tempo, permettendo a lettori di varie età ed epoche, uno sguardo ugualmente intenso e rapito. Struggente storia d’amore che affronta temi tanto inusuali per un’epoca pudica e ipocritamente devota al galateo, Cime Tempestose deve il suo successo anche alla particolarissima struttura narrativa: il signor Lockwood, estraneo alle vicende, ci narra una storia che ha a sua volta ascoltato dalla narratrice Nelly, testimone dei fatti narrati. Forse è proprio questo tipo di narrazione intrinseca a rendere i personaggi principali tanto misteriosi e affascinanti: abbiamo raramente un confronto diretto con loro, il signor Lockwood conosce solo Heatcliff e gli scambi che i due hanno non sono particolarmente significativi. La seconda generazione, quella con cui il nostro narratore riesce ad interagire meglio, non è altro che uno specchio della prima, il progetto di vendetta di Heatcliff che, infine, riconoscendosi in Hareton, cede ad una tenerezza che egli stesso ignorava. E’ questo, assieme alla considerazione nei confronti di Nelly, l’unico sentimento sincero che emerge da questo personaggio, presentato come disumano. Abituato ad essere trattato come un mostro, vede in Catherine un appiglio per dare un senso alla sua esistenza. La storia di Cime Tempestose non è originale e in molti sostengono l’assenza di autenticità nel sentimento di Heatcliff nei confronti di Catherine riconducibile ad un’ossessione più che all’amore. Che Heatcliff sia ossessivo è a parer mio innegabile, ma è anche perdutamente innamorato! Non di un amore cortese, ma possessivo, irriverente, capriccioso. Un amore che fa rumore, famelico, che si impone con violenza pur di realizzarsi e che, non trovando ostacoli a circondarlo, si accorge che non riesce a raggiungere i suoi obiettivi proprio a causa della sua intensità e per lo stesso motivo riesce a suscitare tanto dolore nelle sue vittime da ucciderle e tanta passione da farle vivere per lui. Un amore che non viene ucciso neanche dalla morte di Catherine, della quale Heatcliff continua ad evocare la presenza, accettando pure che questa gli dia tormento. Non è un amore felice perché non è un amore che mira alla felicità, ne tanto meno alla serenità. E’ un amore senza altro obiettivo se non la passione, il possesso, la fusione. Catherine è l’aguzzina di Heatcliff che non fa che amarla ancora di più ma allo stesso tempo la odia per il male che si è fatta seguendo un capriccio che ha portato a tradire non solo l’amore della sua vita, ma anche se stessa. Un capriccio derivato dalla vanità e dalla lussuria che nulla ha a che fare con lo spirito libero di Catherine che tradisce anche la sua natura assieme al suo amore per Heatcliff e, scontrandosi contro se stessa al ritorno di Heatcliff accompagnato anche dal ritorno delle emozioni reali e pure che aveva provato, si rompe, morendo tra le braccia del suo sogno mai coronato solo per colpa sua. Catherine è una ragazza egocentrica, vendicativa, infantile, viziata e molto emotiva. Si lascia andare ai suoi sentimenti e alle sue voglie, si lascia condizionare e non pensa ai sentimenti altrui o alle conseguenze che le sue azioni porteranno anche su se stessa. Il suo comportamento è quasi l’opposto rispetto a quello di suo marito, Mr Linton, un uomo fedele e leale convinto che la sua vita debba seguire in tutto e per tutto degli schemi prefissati e capace di adirarsi se questa svia dai programmi. E’ devoto a Catherine e la tratta con gentilezza nonostante il suo carattere instabile e del tutto inadatto alla vita che lui le offre. Non si rende conto, o meglio, non riesce ad accettare che sua moglie nutra una passione tanto forte per un individuo che lui giudica inferiore a lui sotto ogni aspetto, quindi continua a mentire a se stesso.

Il voler bene a sua figlia gli sembra quasi un dovere ed è costretto a reprimere il dolore e la rabbia per la perdita di Catherine per accudirla con l’amore che avrebbe dato alla moglie. Eppure al momento della sua morte, sapendo di star tornando dalla sua coniuge, sembra quasi contento di star abbandonando la figlia. Figlia che, d’aspetto tanto simile alla madre, viene presa di mira da Heatcliff che al contrario di Mr Linton non reprime affatto l’odio nei suoi confronti, ma non avendo alcuna opinione pubblica da rovinare e volendo demonizzare ancora di più la sua figura vendicativa e senza alcuna pietà, non reprime il suo odio ma anzi lo scarica tutto sulla povera ragazza come se volesse punire la madre e scaricare tutta la sua frustrazione, tutto il suo odio per quel tradimento su di lei. La costringe a sposare suo figlio morente, completamente alle sue dipendenze e con la sola funzione di strumento di vendetta come lo era stata la relazione con sua madre Isabella, una vendetta contro Catherine e contro Edgar. Heatcliff non si impersona affatto in lui nonostante sia suo figlio nonostante all’inizio, nelle lettere che scrive da parte sua alla giovane Linton sembra essere riflesso il suo amore per Cathy, bensì si rivede nello sporco e ignorante Hareton, all’inizio maltrattato e deriso e poi amato da sua cugina. E quando la tomba di Heatcliff si unisce alle due di Cathy ed Edgar, una certa pace sembra avvolgere la brughiera, la pace dopo la tempesta e la devastazione che ha portato morte, dolore, odio e rancore ma che è terminata nell’amore, nell’inestinguibile amore che non ha potuto realizzarsi nel mondo terreno.

Cime Tempestose è un turbinio di emozioni; distrugge tutto ciò che è intorno senza gli ipocriti muri del pensiero ritenuto perverso; urla senza ritegno narrando le più oscure sfumature di una passione che è tortura, di una vendetta dettata dal più profondo degli amori, di una noncuranza per il destino della persona amata e per le sue emozioni nonostante la forza di un legame che disgiunge e unisce . Cime Tempestose parla di libertà, le tempeste sono libere, travolgenti e prive di vergogna nel loro boato che le fa imponenti e maestose. Capaci di pietrificarci o di trascinarci via rendendo vano il tentativo di cercare un precario e fugace rifugio in casa perché anche il più saldo dei muri di cemento verrà demolito e noi rimarremo nudi davanti alla nostra impotenza, saremo costretti ad abbandonarci crogiolandoci nella sofferenza, al centro di quella tempesta e totalmente rapiti dal suo andare.

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