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SUBSONICA: Canzoni che celebrano una ventennale carriera

di Libera Capozucca 

La grandezza dei Subsonica? Dopo vent’anni dal primo album, continuare a manovrare abilmente la macchina canzone tra groove elettronici e fiuto rock, e a sfornare showcase pieni di trance house dall’istantanea ballabilità. Autocelebrando la loro carriera, ormai, in corsa dal 1996, ieri sera a Monteprandone (Ap) in occasione del “Cosepop” Festival, Samuel e soci hanno scosso il pubblico ripercorrendo la loro discografia attraverso una selezione di tre pezzi per album. Subito chiaro l’intento: riaffermare col live una propria musicalità animata da eroi sintetici e romantici alla ricerca di senso.
Si parte. Di fronte ad una piazza stracolma di gente, marziani, ironici e beffardi si muovono i primissimi Subsonica sulle note di “Istantanee”, “Non identificato” e “Cose che non ho”. Siamo a metà anni ’90: nuove frontiere jungle, downbeat, sfumature raggae, melodie orecchiabili e accattivanti, mettono subito in mostra la band, una rivelazione. Il pubblico si addentra sinuosamente nella genesi di questo percorso artistico che prosegue con “Microchip emozionale”, l’album della consacrazione. Schizzata e acida giunge “Aurora sogna” mentre “Colpo di pistola” solleva un boato di voci al dimenarsi di corpi accaldati e frenetici.

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Di lancio arriviamo ai primi anni 2000. Sono i tempi bui del G8 di Genova e della morte di Giuliani. Alcuni pezzi di “Amorematico” ricordano quel triste momento; così, più intimi e riflessivi, “Albascura”, “Gente tranquilla”, “Dentro i miei vuoti” sputano la rabbia e l’aggressività di un mondo che cerca giustizia. Con il tris (“Ratto”, “Abitudine” e “Corpo a corpo”) di “Terrestre” si chiude la prima parte del concerto: un manifesto programmatico di evoluzione del rock verso traguardi elettronici e ritmiche dance. Si prosegue con gli ultimi album che, dal 2007 al 2014, giungono sino ai nostri giorni a ricordarci che, “Come i cerchi negli alberi”, contiamo gli anni, ma siamo cieli estivi, fondali senza età; e che davanti ad uno “Specchio” ci ritroviamo segnati dall’avanzare del tempo senza quasi più gioia e sentimenti. Toni malinconici e nostalgici a rappresentare l’ultima trance di canzoni? Forse è solo l’approdo di un viaggio musicale oramai maturo e raffinato allo stato dell’arte.
Un concerto che ha fatto pulsare il sangue nelle vene, accelerando il battito cardiaco e mandando a memoria canzoni che raccontano gli anni belli di un’intera generazione, la mia (e non solo).

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