Hidden Gems (a cura di Alessandro Calzavara) – 3) Prefab Sprout

Prefab Sprout

A fidarsi delle brevi e naïvissime note di copertina di Emma
Welles, il termine “swoon”, applicato all’esordio sulla lunga distanza degli inglesi Prefab Sprout, sarebbe riconducibile alla necessità (l’autrice ne deduce un ingegnoso acronimo: Songs Written Out Of Necessity).
Senza andare troppo lontano, tra i versi d’una delle fulgide gemme dell’album (“Green Isaac”), troveremo conferma a tale origine:

Forget the style
and choose from twelve notes,
in itself it’s a joy

whether it soothes or annoys,
a song starts in the throat

A fidarsi, si diceva: ma noi non arriveremo a tanto, e consapevolmente sceglieremo di lasciarci portare in prima persona a spasso per questo mondo di specchi dalle cornici eleganti, inclini allo spaesamento e al contempo camaleonticamente ricromatizzati a ogni singola contrada del borgo “Swoon”; voluttuosamente, ripetutamente esiliati dalla volontà, in un giro turistico che abbiamo eletto a edonica coazione a ripetere.
Di fatto è impossibile conoscere in anticipo la durata del tour, la permanenza mnestica d’ogni singola melodia, la consistenza – non solo temporale – delle nostre meditazioni collinari insieme all’inclito Folle.

Ma “swoon” tradotto dall’inglese ci dice altro:

swoon [swu n] 1 (n) svenimento;
2 (vi) svenire

E beh, non potrebbe essere diversamente. “Swoon” è una ciotola colma di svenevolezze fino all’orlo. E mentre ci dice di non poter sopportare d’essere speciale (there’s a mile between the way you see me and the way I am – da “Couldn’t bear to be special”) e dunque di non voler aggettare luminescente in mezzo agli scaffali più selezionati di tappezzeria vinilica degli anni ’80, ci serve un pranzo luculliano di memorabilia per la vita a venire.

Il menu, se gradite, somiglia a questo:
Primo = Cole Porter, Burt Bacarach, e in generale tutto ciò che, dotato di genio transvalutatore, trasforma volgari ingredienti in vettovaglia degli dèi.

Secondo= Eccentricità, manierismo, citazionismo, yuppismo letterario; contorno a scelta.

Frutta= Mele, soprattutto: equilibrio intestinale e seduzione mortale.

Dolce= Torta mista: jazz, pop, country, lounge, soul.

Ciliegine= 11, simbolicamente adattate al numero delle canzoni presenti.

Sì: Swoon si dà solo in abbuffata. E so già che l’antipasto vi farà storcere un po’ il naso: hey ma noi siamo giovani e ci piace il rock. Probabilmente la prima vostra intera seduta al desco di Swoon sarà spiazzante: frastornati dalla quantità delle portate, dai suoni moderati e dalla loro estrema elaborata compositezza temerete un rigurgito immediato e temerete lunghe pause. Lo so, ci sono passato. Vi renderanno diffidenti i coloranti, conservanti, le creme, i sughi, le frutta, e il servizio di tovaglioli buoni.
I punk vorranno sfasciare tutto, i jazznicks troveranno il tutto un po’ annaquato, i giovani hipster reclameranno sassi di sepolcri più profondi, ma gli edonisti tout court vi si getteranno con disperata dedizione, e godranno d’una digestione edenica.

I soliti press addicts gli preferiranno il più smerciabile e meno affettato Two wheels good (aka “Steve McQueen” per l’Europa) con i pezzettoni celebri che già non potremmo annoverar più fra le “Hidden Gems” (“Appetite”; “When love breaks down”): ma insomma la distanza che passa fra “Swoon” e il suo successore è la stessa che separa Ronald Firbank da Oscar Wilde, il genio brado dalla migliore maniera di smerciarne le vibrazioni.
A più di vent’anni di distanza dal primo ascolto sento ancora tornarmi su i ruttini di piacere.

Se considerate il numero delle note di questo disco, il numero dei cambi di tempo, di melodia e d’umori (nonché il numero di settimane disponibili in una vita mediamente breve) amarlo sarà pure un buon investimento. Non temerete la noia e cercherete, randagi, dei surrogati. Per quanto mi riguarda i Prefab Sprout si sono avvicinati a questo stato di grazia solo un’altra volta nella loro carriera, e precisamente nel 1990, con l’ottimo “Jordan: the comeback”. Per il metadone rivolgersi da quelle parti.

Alessandro Calzavara


In copertina: Swoon (front cover, Prefab Sprout , 1984).

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