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Poeti italiani (10) – Spazio inediti: Marco Giovenale

Poeti italiani (10) – Spazio inediti: Marco Giovenale


 

Marco Giovenale

sette testi da

OSSIDIANE

[ libri 4 e 5 ]

 

retroverso (clac), vestito dello sbaglio, “si” avanza” nella storia, il personaggio, duecento anni dopo la morte del romanzo.

è pieno di zombie che non ci si crede. la morte dell’arte frequenta la mostra di sé al bastiglietto, l’assente italiano.

anche gli orsi sono in carcere fuori non c’è più nessuno | sono malati male

 

*

«Se si tratta di cosa che richieda attenzione», osservò Dupin mentre si asteneva dall’accendere il lume «potremo esaminarla con più concentrazione nel buio»
[ E.A.Poe, La lettera rubata ]

 

non sa di cosa è fantasma.

 

ha un piano | per la città delle scale.

 

solo se pensa alla sua | guancia sinistra.

 

lo zinco si deposita nei tessuti. | fa (facile): «azoto».

 

*

schelettra fontana di battiti | fratelli riddarissa

moins / mois / (mosè!)

——————–| ricordo che guardavo le case

i medici guardano le case

lo spazio compra le case

 

——————————–appartengono |           appartano | app

 

*

08

 

sack, also:

sapore-spore
biondo nel basto. questo tardava prima.
stanno di pattuglia. crimini. climi. barberini.
ready-made russia.
dust,

 

*

12

———————————————————————————–mimesis, 1

 

zo mi ha manda a prendere
paccoposta non me lo danno i sentimenti
presenta il documento
dàtelo che se
torno senza
frusta faccia

 

*

chimi   chemins           de (sce
d) —————————————————–[altro]out

ferro    (rim, marge, rimozione

(remoto, rem, chem-

(clem

 

*

tu non sai ma io non posso toccare i naturalia

(a) pietre | pierres
(b) persone | personae
(c) animati/-li | lives
(d) lac.

 

natura dicitur dupliciter
giardino parassitante
che in ogni suo punto fa il cieco

——————————sitis
——————————(ibis) → allora


Cosa la lingua in dissoluzione, cosa la lingua in ricostruzione. La serie di inediti che Marco Giovenale presenta per le pagine di Carteggi Letterari continuano un percorso che non si arrende al disfacimento rimettendo in circolo l’ambiguità del segno.
La parola è un agone, un transito nell’assenza del senso per non arrendersi ma fagocitare e produrre – la produzione già vasta di Giovenale è tensione continua e propensione oggettiva alla presenza. Il soggetto a-grammaticale (de-sintattizzato) impatta i “naturalia”, declassandoli e deturpandoli eppure perdendosi in essi, confondendosi nel labirinto di emblemi lanciati fuori obiettivo. Ambiguità irredimibile e tentativo di conferma della stessa nel buio delle infinite immagini, come potenziale, miracoloso orientamento. Tutto si gioca su questa paradossale finzione fino alla “fantasmizzazione” dell’essente e espansione/riduzione del tempo: «moins / mois / (mosè!)», sottrazione/ indicazione/ eternità.
Le referenze saltano e non contano perché è lo strumento/lingua che si scorda e riaccorda come applicazione di un insieme di segni che colpiscono un utente non sempre capace di accoglierli: «appartengono | appartano | app». Eppure, e qui l’agone, la sfida lanciata al lettore (?), il segnale arriva, l’applicazione è fruita, anche se inconsciamente, da una nuova collettività che cerca di ricrearsi uno spazio altro: «lo spazio compra le case».
La lingua di Giovenale ci parla, per quanto indirettamente, della necessaria, ma faticosa, compravendita di un nuovo spazio vitale, di una diversa dimora. La “rimozione” del senso contiene la speranza che in questa sfida tracotante col mondo – «(ibis) → allora» – la parola, dai suoi margini originari, dal primordiale clima geroglifico, ci riconsegni un percorso, non pacificante certo, una circolazione continua, seppure sempre ambigua: ibis redibis.

Gianluca D’Andrea (Settembre 2015)


In copertina: © Svein H. Skavern,  Asemic Works (Fonte: The New Post-literate).

marco.giovenale

Per informazioni dettagliate su Marco Giovenale: https://slowforward.wordpress.com/bio/

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